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gli editoriali di EssErre :

Vanity fair......o IL FESTIVAL delle BANALITA’

Caro signor Grillo Giuseppe,
questa ultima chicca da lei scritta o semplicemente avallata con la sua firma, mi ha lasciato basito, e lei che e’ di Sant’Ilario Alta, sa cosa significa basito.
Uno scritto cosi’ forse nemmeno Calderoli, supponendo che sappia scrivere, poteva editarlo.
Lei parte da un banale fatto di cronaca, coinvolgente un attore di scarse qualita’, per arrivare ad esprimere un’idea, supponendo che si possa chiamarla idea, su quello che succede in Medio-Oriente.

Mel Gibson ha fatto solo film stile far-west aggiornato e poi finanziato dalla setta di cui fa parte con Bush, di cattolici ultra – tipo Bin Laden cattolici- ha fatto quella emerita stronzata antistorica di The Passion...
Lo beccano ubriaco e esprime frasi antisemite.

Scusi se beccavano lei quando andava alle Fate con il mercedes cabrio, ubriaco, lei cosa avrebbe detto ai vigili? Penso <ma dai venite a bere con me oppure andiamo a troie insieme...., paga Grillo.>
Lui, il Mel invece, da ubriaco spara cazzate politiche: in vino o gin, veritas, per cui lui e’ decisamente antisemita, come e’ di sicuro anti mussulmano, essendo fondamentalista cattolico.

Mi pare giusto che i produttori di Hollywood lo scarichino, visto che sono tutti ebrei. Anche lei fu scaricato dalla rai quando fu chiaro il suo pensiero anti DC, e anti Craxi.
Poi la sua conclusione circa la terza guerra mondiale, che potrebbe accadere,ma sarebbe comunque una guerra di religioni: i cristiani contro i mussulmani, come nel Medio Evo! a lei non la tocchera’ e nemmeno ai suoi figli, salvo forse quelli di sua moglie (la seconda, terza, che se non sbaglio e’ algerina quindi mussulmana) perche’ a Sant’Ilario alta non verranno stia tranquillo.
Ma la vera causa di questa possibile guerra, lei non la vede?
Glielo dico anzi suggerisco: il petrolio.
Se gli USA mettono le mani su quella fascia di paesi, che ancora non gestiscono, pieni petrolio, avranno di nuovo il controllo di tutte le economie mondiali, Cina e India, compreso, dopo una bella spartizione del mondo con la Russia che petrolio ne ha a strafottere.
Perche’ loro stabiliranno: il prezzo e a chi darlo.
Vede le cose non sono cosi’ complesse, l’odio non e’ il motore, e’ solo la scusa. Ed e’ facile crearla la scusa appoggiando quei rimbambiti di militari israeliani che ancora non hanno capito di essere la longa manus americana, anzi lo hanno capito, visto i granoni che ricevono, ma stanno al gioco per tenere il paese unito dalla paura.
Lei dice fuori dalla Nato: ma chi e’ il politico oggi che ha le palle di dire usciamo dalla Nato??
Ce ne fu uno solo, ma aveva le palle e non era un ladrone: Charles De Gaulle.
Salga presto in scena, le parole passano ma le cazzate scritte restano.

La saluto, un vecchio amico delle Fate
guru


Note a margine

di Cavallo Pazzo

Leggo con interesse le righe dedicate da Mr. Vittorio Zucconi ai neocon: «A me terrorizza leggere le farneticazioni degli ultimi neo-con ancora a piede libero, quelli che ci hanno regalato il trionfo della democrazia in Iraq, che strepitano perché ora si vada a bombardare anche l'Iran e magari, già che ci siamo, pure la Siria, mentre accusano Israele di essere troppo timido ed esitante nelle sue reazioni (Charles Krauthammer sul Washington Post). Spero, e credo, che la loro influenza sulla Casa Bianca, dopo avere sbagliato tutte le analisi e le previsioni e dopo avere inguaiato Bush e i repubblicani, stia svanendo, ma temo le ultime raffiche dei boia chi molla, pronti a tutto pur di coprire i propri disastri.»

C’è del vero in quanto scrive il brillante giornalista, ma come sempre si sta personalizzando un problema che è invece strutturale. Esiste una scuola, alla quale appartiene ad esempio Michael Moore, pure lui brillante e pure lui liberal come VZ, secondo la quale il sistema è sano: e se non dà questa impressione la colpa è di Bush, o al limite dei repubblicani, o dei neocon. C’è sempre un cattivo (oppure un deficiente), o un gruppo di cattivi (o di deficienti) responsabile dei mali del mondo, degli errori e dei piccoli difettucci delle nostre gloriose democrazie, e in particolare di quella più gloriosa di tutte: la Grande Democrazia Americana. Ma poi il Bene trionfa sempre!

Ma non si mette in atto una operazione come l’11 settembre, né si inizia « la Terza guerra mondiale » come qualcuno va predicando da anni, semplicemente ad opera di alcuni intellettuali ebrei-americani. Ci vuole ben altro dietro. Ci vuole l’ampio consenso su un piano lungamente meditato e studiato nei dettagli, da parte di un colossale apparato politico, militare, diplomatico, industrial-finanziario, mediatico e di intelligence. In altre parole ci vuole tutto un sistema, che non è né sano né democratico.

Del resto non c’erano né Bush né i neocon dietro le decine di guerre ed i milioni di morti provocati dagli USA soltanto nel XX secolo. E probabilmente non ci saranno dietro a quelli che ci aspettano nel XXI.

CAVALLO PAZZO


Ruffianeria editoriale

di Cavallo Pazzo

Non c’è che dire, Beppe Grillo – o chi usa la sua firma – continua nel suo stile inconfondibile: alternando pezzi ottimi ed interessanti, come ad esempio l’articolo sull’immigrazione, o sugli OGM e i giornalisti in affitto, o “Quei bravi ragazzi”, dove commenta il fatto che bisogna essere di sinistra e politicamente corretti per poter impunemente ammazzare la gente o ridurla in miseria, ad altri pezzi tipo “Nazismo editoriale”, che invece puzzano di squallida malafede. Oltre che, naturalmente, della ruffianeria istintiva nella direzione da cui si sa che “tira il vento…”. E che vento!

Il Nostro si unisce infatti al linciaggio collettivo dell’UCOII eseguito dalla canea mediatica e politica italiota, come sempre in soccorso dei forti e vincenti contro i deboli e marginali. Viviamo infatti in un mondo in cui si può dare del nazista al presidente iraniano – che fra l’altro, trascurabile dettaglio, non sta ammazzando nessuno – mentre NON si possono paragonare ai nazisti “certi altri” che invece non solo stanno praticando sfacciate politiche razziste e uccidendo gente a man bassa, ma lo fanno in maniera particolarmente infame e criminale, usando contro civili ordigni al fosforo, bombe a frammentazione, proiettili all’uranio impoverito. Viviamo in un mondo in cui alcuni sono minacciati di guerra perché “potrebbero costruire” bombe atomiche, mentre invece “certi altri” di atomiche non solo possono possederne centinaia, ma possono pure minacciare di usarle. In altre parole viviamo in un mondo in cui esistono “nazisti buoni” e “nazisti cattivi”.

Chiarisco subito la mia posizione al riguardo: non sopporto l’abitudine idiota di usare il nazionalsocialismo a vanvera e in tutte le salse, da parte di gente che non sa di cosa parla e si limita a rimasticare luoghi comuni, il ché avviene nel 99% dei casi in cui si tocca l’argomento. Comunicato dell’UCOII compreso, certamente.

Ma torniamo al Nostro: «I bombardamenti del Libano sono stati un grave errore che ha colpito i civili e creato dal nulla migliaia di nuovi terroristi». No, caro signor Grillo: i bombardamenti del Libano non sono stati affatto un “errore”, ma bensì un crimine contro l’umanità, in base ai criteri con cui tale reato venne tipificato dal cosiddetto “Tribunale” di Norimberga. E non ha creato dal nulla “migliaia di nuovi terroristi”, ma bensì, immagino, migliaia di persone decise a non farsi accoppare senza almeno opporre resistenza.

Invece Lei ha ragione di affermare che il paragone tra Marzabotto-Fosse Ardeatine ed il Libano è improponibile. Le due stragi avvennero infatti nel contesto di una guerra mondiale combattuta spietatamente da entrambe le parti, in cui la posta in gioco era la sopravvivenza o l’annientamento, ed avvennero in un Paese, l’Italia, che i tedeschi furono costretti ad occupare sguarnendo altri fronti dopo il nostro tradimento, per evitare che il nemico arrivasse sul Brennero in un paio di settimane. Invece il bombardamento del Libano è avvenuto nel quadro di una aggressione ad uno staterello semi-inerme premeditata da mesi in combutta con la Casa Bianca (altro reato tipificato a Norimberga: lo chiamarono “cospirazione contro la pace”), durante la quale si sono bombardate zone urbane con armi criminali, si è sparato contro colonne di profughi, e si sono deliberatamente distrutte le infrastrutture economiche libanesi, causando per soprammercato incalcolabili danni ecologici. Il tutto, usando a pretesto la cattura di due militari israeliani beccati dove non dovevano stare: in territorio libanese.

Appunto per questo, come Lei ricorda, alcune brave persone tra le quali vi sono ovviamente anche ebrei e cittadini israeliani, hanno criticato non già “la politica” ma bensí i crimini di Israele in Libano. Ed appunto per questo, “nessuna autorevole voce musulmana si è espressa invece” contro l’INESISTENTE “volontà dichiarata di Hezbollah di eliminare lo Stato di Israele”. Perché chiunque non sia un ignorante disinformato dai media, oppure un ruffiano, sa benissimo che l’unica volontà dichiarata di Hezbollah è quella di difendere la sovranità del loro Paese e le vite dei suoi cittadini dalle aggressioni di certi irrequieti vicini.

Ma Grillo non è un ruffiano qualunque, merita la fama di cui gode giacché, da vero artista, è capace di sfiorare il Sublime in poche righe: «L’Ucoii non è da biasimare. Ha scritto quello che pensa. Ma quello che pensa non era pubblicabile. I giornali che lo hanno permesso andrebbero perseguiti per istigazione all’odio razziale a pagamento». Poffarbacco…! Ma Lei non era di sinistra? Non è un’apologeta della “società aperta”, del libero pensiero e della libera espressione ? Non ricorda il tal Voltaire, sì quel fesso che diceva: «Non sarò d’accordo con quello che dite, ma difenderò sino alla morte il vostro diritto di dirlo ?»

Colpo di scena ! Si scopre che secondo il libertario Beppe Grillo, più volte censurato da potenti cialtroni, certi pensieri “non sono pubblicabili”, e dunque a qualcuno spetta logicamente decidere quali sì, e quali no. Ma lo sa che Hitler la pensava come Lei ? E naturalmente anche i sionisti la pensano così, e pure i fondamentalisti islamici. Ma almeno quella è tutta gente seria, capace di lottare per imporre un’idea forte, senza nascondersi dietro ipocrite manfrine democratiche.

* * *

A proposito di “istigazione all’odio razziale a pagamento”, appena possibile proporrò ai lettori di Stati Regressivi una perla inestimabile del senatore Paolo Guzzanti, vice-direttore del Giornale di Berlusconi, modestamente commentata dal sottoscritto. Stranamente, il sensibile Grillo non si è pronunciato al riguardo.

CAVALLO PAZZO
 


L’avvocato del diavolo

di Cavallo Pazzo

Un gentile lettore ci ha proposto “Per Israele, ecco perchè”, di Francesco Cossiga, uscito su SR 1371, in risposta agli articoli “scorretti” del “pro arabo” Maurizio Blondet. Ben venga ogni tipo di contributo, comprese le critiche. A proposito di Blondet, tuttavia, essendo cattolico dubito assai che nel contempo sia anche filo-islamico. Certo, le sue idee sono assai poco conformistiche e, pertanto, nient’affatto convenienti. Mi sembra che meriti rispetto se non altro per questo, al contrario di tanti pennivendoli che servono interessi occulti, e che sul servilismo costruiscono brillanti e remunerative carriere.


Blondet è senza dubbio “di parte”, come tutti. Del resto in Italia l’informazione è massicciamente presidiata da un battaglione di giornalisti ebrei sionisti: Arrigo Levi, Clemente Mimun, Furio Colombo, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti, Fiamma Nirenstein, Enrico Mentana, Gad Lerner, per citarne solo i più famosi e potenti; forse che costoro non sono “di parte”? E la maggioranza dei loro colleghi non ebrei non cantano per caso la stessa canzone? Non sono anch’essi “di parte”? C’è persino un arabo nelle vesti del giullare di corte (benché ufficialmente abbia il titolo di vicedirettore del Corriere della Sera): il Pinocchio d’Egitto Magdi Allam.[1]


Vi sembra per caso che in tv e sui giornali le diverse posizioni, sulla questione mediorientale o su qualsiasi altra, siano presentate equamente, per informare i cittadini nel rispetto del pluralismo, o ritenete piuttosto che i grandi media “democratici”, quelli alimentati da enormi capitali e che raggiungono milioni di persone, siano espressione di un’unica voce, quella ufficiale del potere imperiale? Quante volte avete ascoltato il punto di vista di Blondet, o di qualcuno che la pensa come lui, a “Porta a porta”? Quante volte invece vi hanno ammannito opinioni che vanno dall’entusiastico e incondizionato appoggio alla coppia USA-Israele fino alla timida critica su fatti specifici e circoscritti, con mille scuse e mille distinguo, mille assicurazioni di eterna fedeltà?

Per trovare diverse versioni dei fatti, ossia un’informazione un pò più libera e meno omologata, dobbiamo darci la pena di cercare piccoli giornali senza miliardi alle spalle, case editrici semi-artigianali, e un certo numero di siti internet che si dedicano con mezzi limitati a fare contro-informazione. E raggiungono, tutti insieme, i soliti quattro gatti.

Forse è per questo che nella nostra minuscola tribuna le opinioni di Blondet appaiono più spesso di quelle dei bonzi di regime: non posso parlare a nome di Luca ma immagino che, vista l’enorme disparità delle forze in campo, preferisca ospitare le poche voci isolate ma interessanti, che nei grandi media non troveranno mai spazio. Comprese quelle di voi lettori, che qui in Stati Regressivi troverete sempre uno spazio a vostra disposizione per esprimervi liberamente, comunque la pensiate.

[1] L’autore dell’azzeccato nomignolo è l’analista Miguel Martínez.


Preciso che la seguente risposta al senatore Cossiga esprime unicamente il mio punto di vista, e non impegna assolutamente il resto della redazione. Ciò detto, cominciamo: oggi che non costa nulla il mondo è pieno di “antinazisti” alla Cossiga. Un pò più rari sono i prodi cavalieri che si scagliano contro i potenti del presente ed i loro misfatti, e che denunciano i crimini contro l’umanità che avvengono proprio ora, davanti al nostro naso. Maurizio Blondet per esempio è uno di questi rari individui, e infatti viene diffamato e tacciato di antisemita e filoarabo.

Secondo me non è né l’uno né l’altro, ma non è questo il punto. Il punto è : le cose che dice sono vere o false? I suoi argomenti sono fondati o meno? QUESTO, e solo questo, conta. Non ha la minima importanza chi è colui che difende la verità, se si tratta della verità. Poiché in effetti al di là di “ebrei” ed “islamici”, “democratici” e “nazisti”, esistono innanzitutto le persone: persone oneste o disoneste, degne od indegne, coraggiose o vigliacche. E sono trasversali a ciascuna delle tante categorie astratte e generiche con le quali possiamo etichettarle.

Ad esempio Francesco Cossiga, a mio avviso, è una persona malvagia ed ipocrita. Questo è un giudizio morale, ovviamente soggettivo. La politica però è una sfera autonoma dalla morale, per cui il mio giudizio politico su di lui è un altro: lo considero uno dei maggiordomi dei poteri forti, uno dei fiduciari del dominio americano in Italia, un servitore – assai ben remunerato – di oscuri interessi che non sono certo i nostri. Non ne ho le prove, ma sono convinto che sia coinvolto nelle più tenebrose vicende che hanno afflitto il nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. Insomma lo considero un nemico: e sono sicuro che la maggioranza degli italiani, se potessero sapere chi è veramente e cosa rappresenta, la penserebbero allo stesso modo.

Ma in questa sede tutto ciò importa poco. L’unica domanda pertinente in questo caso è la seguente: quali sono gli argomenti di cui si avvale Cossiga in qualità di “avvocato” d’Israele? Nessuno. Al contrario dell’ “antisemita” Blondet, che nei suoi articoli snocciola fatti su fatti, circostanziate denunce, motivando ogni sua singola presa di posizione, il filosemita Cossiga si limita a snocciolare una serie di slogan, di luoghi comuni, di dogmi del breviario antifascista: quegli stessi dogmi imposti dalla vulgata propagandistica sulla storia del XX secolo che vengono ormai difesi in quasi tutto l’Occidente non con argomenti, ma minacciando con il carcere e con la morte civile chiunque osi applicare al periodo della seconda guerra mondiale gli stessi criteri di indagine e verifica ritenuti normali per qualunque altro periodo storico.

A parte ciò, oltre a cercare di ipnotizzarci con la solita litania antinazista, oltre a sgranare un rosario di falsità e distorsioni digeribili solo da chi si è formato la sua idea della storia dai films di Steven Spielberg, Cossiga non apporta un solo serio argomento, una sola ragione concreta per cui avremmo dovuto essere solidali con i sionisti nella loro aggressione al Libano. Tutt’al più ci ammannisce l’usuale, fumosa retorica sui “fratelli maggiori” e parecchie volgari menzogne, come quella dei presunti “neo-ariani di sinistra” alla D’Alema, che sarebbero amici degli islamici, e addirittura discepoli dei teorici nazisti Chamberlain e Rosenberg, o quella delle donne e i bambini uccisi dagli israeliani “perché usati come scudi da Hezbollah”, e per i quali il tenero cuoricino cossighiano sarebbe “straziato dal dolore”. Cosa tecnicamente impossibile, perché Cossiga un cuore non ce l’ha, al pari degli altri morti viventi suoi colleghi, alla Rumsfeld, Olmert, Blair, ecc. (la lista sarebbe interminabile).

In sintesi: Blondet fa informazione, Cossiga fa propaganda. Cossiga mente sapendo di mentire. Sapendo di coprire crimini orrendi, che gridano vendetta al Cielo non solo per la loro efferata crudeltà, ma per essere del tutto gratuiti e immotivati, oltre che freddamente premeditati dai macellai di Washington e Tel Aviv, suoi amici. Sapendo di farsi complice, con le sue mistificazioni, di un brutale progetto imperialista, ubriaco di potere ed assetato di sangue umano. Si dichiara cristiano, ma in realtà è piuttosto un avvocato del diavolo. O, per usare le sue stesse parole: un agente della Bestia, del Male Assoluto. Quello che imperversa qui ed ora, in mezzo a noi, e non da qualche parte nel passato.

CAVALLO PAZZO


PAURA.............

Quanto avevo paventato alcuni giorni fa sotto forma di gioco dell’oca, temo sia purtroppo vero. Ci troviamo davanti ad una prossima guerra in medio Oriente, che coinvolgera’ altri paesi, quali Siria, Iran e chissa’ chi altro.
Non si spiegherebbero altrimenti l’atteggiamento e le prese di posizione di alcuni paesi o di istituzioni come l’ONU.
Tutti i governi o chi per loro, si rammarica del bombardamento di Qana. Sono turbati...
Kofi Annan, che non conta piu’ nulla, suppenendo che abbia mai contato qualcosa.
Lui vuole mozione contro Israele, ma lo mandano a ranare ed il Consiglio di Sicurezza non accetta alcuna condanna verso Israele.
Pero’ sono rammaricati...........Belin che merde!
La Gran bretagna presenta una sua proposta completamente contraria a quella di ieri, la Francia presenta una proposta strutturata in tre punti...
L’ambasciatore americano all’ONU, tale Bolton, che vorrebbere sopprimere l’ONU, si dice soddisfatto.
La Cina, la Russia non dicono nulla come se non succedesse niente.
La suonatrice di piano paventa un vago cessate il fuoco ma tra una settimana. Ma dopo Israele non e’ andata a Beirut, perche’ i libanesi hanni fatto finta di non volerla.

Mi sembra una della piu’ belle sceneggiate della commedia dell’arte: tante parole tanti progetti, tanto schiamazzo ma non si muove una mazza; il tutto per accontentare la platea, il mondo dei coglioni, nella fattispecie noi, alcuni miliardi persone.
E intanto Israele ha incominciato a cannoneggiare vicino al confine con la Siria........
E se si sbaglia come ha fatto con la palazzina o bunker dell’ONU?
Cosa succede? L’Onu non ha detto niente, ma la Siria??
Fossi in voi comincerei a cacarmi sotto, io lo sto gia facendo.....
Guardo il cielo per vedere se un dio qualsiasi spunta.....

guru


Benedetto Stranamore

Povero papolino, "lo hanno capito male".
Lui non intendeva affatto offendere un miliardo di musulmani, quando ha detto che l'Islam è una religione che non ha aggiunto nulla a quello che già esisteva, se non il sangue della spada con cui farebbe proseliti nel mondo. Anche perchè non è stata una frase così, che gli è uscita per caso, mentra chiacchierava al bar con un amico, ma ha dovuto scomodare addirittura un Santo del 14 secolo per esprimere quel concetto. E lo sappiamo tutti che al buon Benedetto le citazioni escono sempre così, ad impromptu. Lui mica se ne accorge, lui non è un politico, è un uomo dello spirito. Lui non è un cinico calcolatore, che tira fuori questa frase proprio in questo momento delicatissimo nei rapporti fra Islam e resto del mondo. No, a lui le citazioni vengono a caso, come le slot machines di Las Vegas: lui tira la leva, e poi se per caso gli esce Islam/criminali/arabi, piuttosto che terroristi/arabi/Islam, lui che ci può fare?

Tenero dolce Benedettone, dì la verità, una volta tanto, dillo a voce alta, che ti ritrovavi così a tuo agio, nella tua cara vecchia Germania, che a un certo punto hai sentito il braccino destro ...
... che ti tirava sotto la tunica, e poi di colpo si stendeva dritto verso l'alto, potente e inarrestabile, come al Dottor Stranamore.

Dillo che non ne puoi più, di questi pezzenti beduini che ti hanno rovinato il capolavoro assoluto fatto dai tuoi Padri Predecessori, che in trecento anni di dure lotte erano riusciti a trasformare una splendida religione come quella di Gesù in una efficiente e spietata macchina per il controllo dell'umanità… e poi ti arriva quel maledetto Profeta, che ti alza le gonne e mostra che siete più impuri di qualunque putrida bestia che tanto disdegnate, bardati di oro e di porpora, rinchiusi nel vostro castello di ghiaccio delle mura vaticane.

Vieni a vedere chi semina sangue nel nome di Dio, caro Benedetto, vieni fuori da quelle mura, e andiamo a farci un bel giretto nei quartieri della città fantasma che una volta era Falluja: le vedi, quelle strade deserte? Sono appena state cementate, per coprire un terreno radioattivo quasi quanto Cernobyl. Le vedi quelle case vuote? Sono le stanze dove i bambini che giocavano sono stati bruciati vivi dalle bombe al fosforo buttate dai cristiani del tuo amico americano. Sì, quello con gli stivali, quello da cui ti sei sempre dimenticato di dissociarti, ogni domenica, quando parli di pace dal tuo balcone inarrivabile in San Pietro.

E se per caso non ti piacessero i protestanti, non c'è nessun problema, possiamo fare fuori pure loro. In fondo, non era il vescovo di Zagabria, Stepinac, che solo una sessantina di anni fa - tu ne avevi già diciotto, dovresti ricordartelo - dava la benedizione in piazza agli Ustasha di Ante Pavelic, assolvendoli in anticipo per la carneficina di cristiani ortodossi che si apprestavano a fare "nel nome del Signore"?

Massimo Mazzucco


Eri appena anda’ indre’ al giapun che chi l’e’ success na roba da borla gio’.

Ti ricordi la Falchi , quella che cia’ delle tetass enormi e una volta faceva la bagaia dello Sgarbi?

Sai ades la sta cun an siur che su no chi le’e ma le’ sta denter, ma si anche denter la Falchi, ma in prigione, Luchino. Voleva comprare il Corriere della Sera e mi su minga chi le’.

Adess l’e’ gni a casa e laltra sera la purta’ la mie’, la Falchi alla festa su no quale. Li chi ti incontrano? Sai quela bruta logia la marina su no di che che l’a’ spusa quello stupido nobile verde , ma no non di colore, ma ecolocologo radicale e che adess lei anche tutti i trapianti che cia’ fatto si vede li stess che l’e’ vegia. Io me la ricordo che veniva al peck e era sempre meza biota, che l’Antonio se lo sapeva faceva il turno pausa e veniva su in negozio per lumarla.

Bene dis na parola dis un’altra si sono picchiate, Luchino lan fat a bote come le nigeriane che ci sono in sulla comasina! A pugni e a schiaffi come nela cansun Porta Romana.

Ma pensa tu Luchino mio sta bela gent che si comprta come le negre extracomunitarie

Sono arrivati i pompieri e la polizia . Chissa’ come la va a finire?

Quello che ti voglio dire, Luchino l’e’ che adess che esce il tuo libro, diventerai famoso come lo Sgarbi e magari poi ti puoi comprare il Corriere, cosi’ almeno so chi se lo vuole comprare, non cercare di farti fare su da una gigiota cosi’ che poi finisci in questura come le nigeriane e allora mi viene vergogna solo a pensarci.

Hai capito Luchino ascolta la tua mama che ti vuole bene, anche se e’ vecchia.

Mi raccomando se compri il corriere dimmelo che ce lo dico all’antonio che muore di rabbia.

Un bacio dalla tua mama

Erminia
 


Caro Luchino son proprio arrabbiata con te

Sei venuto in italia e invece che stare un po’ con la tua mamma sei andato in giro per l’italia con tutti gli scioperi che ci sono. Ma stai a casa con la tua mamma.

Sei venuto qui di corsa un pomeriggio al peck e cosa mi dici??

Che vai alla radio?

Ma chi la ascolta piu’ la radio caro il mio luchino. Ades ghe la tv, quella si che e’ bella e istruttiva. La radio nemmeno i veget l’ascoltano piu’. Io la ascoltavo col tuo povero papa’ che sentivamo i discorsi del duce e poi dopo quando al venerdi’ sera davano le commedie. Ma signur e’ meglio vedela su la commedia alla tv. Alura stavamo li’ che seguivamo la commedia e guardavamo la radio come se era una tv, ma senza lo schermo. A ma vai alla tv, adesso lo schermo c’e, alura perche’ vai alla radio.

Lo sai che cio’ il telefono personale di lui del siur silvio, se ciai dei problemi lo chiamo e lui una tv da andare te la trova. El ma dit che qualsiasi cosa era a disposizione, vuoi che non mi dia una mano per te. Magari fai fortuna come il fede.

Quando mi dicesti che venivi a cena ti avevo preparato gli strozzapreti come ci piacevano al tua papa’, e la cassuela. E tu cosa fai mi arrivi alle 10 passate che tuc l’e’ freddah. E poi con la scusa che ti aveva fermato l’Ernestina e avete fatto due parole. Mi prendi per stupida luchino ? io so cosa ci hai parlato con la Ernestina che lo so che ti ama di nascosto ma quando vieni poi le la camina gobba per tre di.

Non e’ a parole che si diventa gobbe , l’e’ cul pistola. Me lo ha dit lei stessa che una roba insci non la vede mai: sono fiera di te , come tutto il tuo papa’. Ma allora avvertimi che preparo piu’ tardi. E poi cosa fai le robe che se le sa la to mie ti fa karakiri??

Io non ci dico niente ma sai metti che ti viene qualcosa tipo malattia vulnerabile come la metti, cosa ci racconti su a la tua spusa??

Sai l’ernestina col lavoro che fa da estetista di notte in via novara, adess la cambia’, chissa’ coi prodotti chimici che adopera e poi sempre senza guanti ci vengono spesso le allergie che deve andare dal dutur della pelle

Sei grande e fai pure quello che ti piace ma io non voglio essere complice delle tue malefatte.

Pero’ ti voglio bene listess

La tua mamma

erminia


Oh Guzzanti!

di Cavallo Pazzo

“Oh Israele”, autentica perla del senatore Paolo Guzzanti, vice-direttore de Il Giornale di Berlusconi, pubblicata a pochi giorni dalla conquista del titolo mondiale da parte della nazionale italiana, e all’inizio dei bombardamenti israeliani sul Libano, è interessante perchè ci fa capire cosa pensa in realtà di noi un tizio che manteniamo a 13.000 euro mensili per scaldare le poltrone del Parlamento. Dedicarsi ad un’analisi dell’epica guzzantiana sarebbe tempo sprecato, se non fosse che questo personaggio ci rappresenta tutti, vota e concorre alla presa di decisioni importanti per la Nazione. Inoltre, come “vip” del giornalismo di regime esercita una funesta influenza su molti nostri compatrioti. Per questo è opportuno sapere, e far sapere in giro, con chi abbiamo a che fare.

* * *
«Vai e colpisci ovunque essi siano! Fai quello che un occidente mentitore e senza spina dorsale non ha il coraggio di fare!» Mentitore senz’altro: le più ciniche menzogne al servizio di interessi criminali sono la specialità occidentale, e Paolo Guzzanti è appunto uno dei bugiardi professionisti che campano alla grande con tale sporco lavoro.

Eletto al Senato da noialtri coglioni, come ci ha definiti il suo capo, Rambo Guzzanti ci sputa addosso: e non si limita a “gridare ed esaltare” le guerre altrui, ma vorrebbe che vi partecipassimo, anziché “masturbarci con oscene vittorie calcistiche” ed altre ignobili cose per le quali viviamo noi vermiciattoli, mentre invece «Israele si erge come un essere umano e la sua pelle si fa di drago e le sue narici, narici di drago e hanno occhi di missile, occhi elettronici di decodificazione alfanumerica rigenerata stellare missilistica satellitare»… e via delirando. Questa parte immagino farebbe la gioia di uno psichiatra, ma andiamo avanti.

Achille/Guzzanti, nella sua ira funesta, non si limita a sputare nel piatto dove mangia, vorrebbe pure che i suoi eroi omerico-sionisti ci riservassero la stessa sorte destinata agli arabi: «Voglio che Israele non abbia pietà degli equivicini, degli equidistanti, dei mascalzoni, basta pietà per chi non sa schierarsi». Insomma, chi non esalta come fa lui le atrocità israelo-americane è un “mascalzone” che non merita pietà: categoria in cui rientra sicuramente la maggioranza dei contribuenti che gli pagano lo stipendio.

Quel che certi fanfaroni non capiscono, nella loro tracotanza ed ignoranza, è che i discorsi del tipo “Ora basta! Nessuna pietà!” potrebbero ritorcersi contro gli incauti predicatori: infatti, quando dovremo pagare tutti il conto delle guerre imperiali, la plebe inferocita potrebbe ricordarsi dei tipi come il bardo Guzzanti, che contribuirono a spingerli nel baratro, e individui in sovrappeso come lui e il suo compare Ferrara potrebbero non riuscire a correre abbastanza rapidamente da scampare al linciaggio. Per combinazione ci fu un’altro, anche quello un giornalista col pallino della politica, che accusava gli italiani di “panciafichismo”, cioé di pensare solo alla pancia e alla fica (e non aveva tutti i torti, sia detto en passant…), e finì impiccato per i piedi.

Fossi in Guzzanti ci penserei sopra.

Come abbiamo visto, Guzzanti il Terribile “ci vuole in guerra” come truppe coloniali al servizio dei suoi Eletti Guerrieri dalle narici di drago e gli occhi di missile di chi “non può consentirsi emozioni”, e le cui mani “stringono armi e vuotano caricatori”: e infatti siamo già in Iraq e in Afghanistan, dove la situazione peggiora ogni giorno di più, e adesso anche in Libano. E poi magari in Siria? In Iran? In Cina? Ci faranno impegolare sempre più in guerre contro popoli e paesi coi quali avremmo tutto l’interesse a mantenere relazioni amichevoli, anziché buttar fuori da casa nostra il vero nemico dell’Europa e dell’umanità, l’impero americano e le sue quinte colonne alla Guzzanti.

Eppure, non ancora pago, il bellicoso vate si sforza di istigare noi italiani calcio-masturbatori, i francesi capre-zizù, nonché «quella gente di formaggio e di paura che abita l’Olanda fertile di musulmani e la Svezia musulmana e la Danimarca musulmana» e in generale tutti noialtri «popoli codardi che hanno creato un occidente cieco e senza spina dorsale», a massacrare gli sporchi islamici pure in casa nostra: «i loro maledetti covi e riti, via spazzateli tutti, purgateli, eliminateli»! Nemmeno Le Pen parlerebbe così: forse solo nei concerti di musica skinhead, dopo che la birra è scorsa a fiumi per qualche ora, potrebbe eventualmente capitare di sentire discorsi del genere. Col ché si dimostra che l’ineffabile senatore è nell’intimo un… askenaziskin!

A me non scandalizzano discorsi del genere: anzi, ammiro l’assenza di ipocrisia, ed ho sempre rispettato gente come i vecchi bolscevichi russi, come le SS, come i cetnici e gli ustascia balcanici, disposti ad uccidere e a morire per le proprie idee. E ovviamente rispetto uno come Ariel Sharon, che ha versato fiumi di sangue e credo che non avrebbe avuto problemi a versare anche il proprio. Ma le tirate di un Guzzanti, che straparla perché si sa al sicuro, sono un vero lassativo! Ancora più ignobile è il fatto che costui osi incitarci al massacro, al riparo dell’immunità parlamentare di cui gode, ma se qualcuno dicesse le stesse cose di lui, o del suo gruppo politico, etnico o religioso, lo vedremmo sbraitare istericamente con la bava alla bocca, pretendendo anni di carcere per gli “antisemiti”: è davvero impressionante il livello (im)morale e (sub)umano della nostra classe dirigente.

A proposito, ho sempre considerato infame la Legge Mancino, voluta dalla sinistra ma anche da ambienti vicini al sen. Guzzanti, per colpire una “certa” parte politica, e reprimere qualunque serio dibattito sull’immigrazione. Sta di fatto che tale legge esiste, e se il discorso di cui sopra l’avesse fatto una persona comune, sarebbe stata passibile di condanna per istigazione all’odio razziale. Ma per Guzzanti non valgono le leggi riservate ai comuni mortali. Tuttavia, nella sua imbecille arroganza non capisce che simili discorsi “scavano” nel tessuto morale e culturale di una società, annidandovisi come una bomba a orologeria: oggi splende il sole, ma domani potrebbe arrivare la tempesta che “spazzerà via” e “purgherà” qualche categoria improvvisamente individuata dalla turba come colpevole delle proprie disgrazie. Potrebbe toccare agli immigrati, oppure al contrario ai politicanti traditori e parassiti, o magari ai giornalisti cialtroni… Nella vita non si sa mai, e il dubbio consiglierebbe prudenza.

L’ironia è che per anni politicanti e pennivendoli ci hanno fatto ingoiare a viva forza la globalizzazione e la società multirazziale, giacché il libero flusso dei capitali comporta logicamente il libero flusso di manodopera a buon prezzo, insieme alla precarizzazione del lavoro, al degrado morale, all’imbarbarimento culturale. Per anni i giullari di corte alla Guzzanti ci hanno ossessionati coi loro asfissianti sermoni sulla “tolleranza” e la “solidarietà”, con le loro zuccherose prediche buoniste, con le loro indecenti fregnacce sugli italiani “popolo di emigranti”, omettendo il dettaglio che quei nostri emigranti arrivavano, senza garanzie né privilegi di alcun tipo, in paesi giovani e spopolati costruiti appunto da immigrati, come gli Stati Uniti, l’Argentina o l’Australia, non sbarcavano come alieni in nazioni sovrappopolate e con una millenaria civiltà alle spalle, ad essi estranea e perlopiù inassimilabile.

Già, ma allora – solo pochi anni fa, eppure sembra passato un secolo – si trattava di imporci l’immigrazione di massa dal terzo mondo, favorita dalle centrali del dominio capitalista per la sua duplice funzione economica – un mercato degli schiavi sempre disponibile – e politica – la distruzione culturale, e poi biologica, dell’identità europea. E così era tutto un florilegio di “S.O.S. Racisme” e “Non toccate il mio amico”, di “differenze che arricchiscono” e di “processi ineluttabili”… Era tutto un succedersi incessante di volgari montature mediatiche, volte a seminare odio e paura e creare la psicosi della “minaccia neonazista”, poi sparita nel nulla, e opportunamente sostituita dalla “minaccia islamica”.

Ed ora che hanno tirato fuori dal cilindro “lo scontro di civiltà”… contrordine, compagni! Come per magia dovremmo smettere di essere bravi cittadini cosmopoliti per ridiventare cattivi ragazzi, e rispolverare la vecchia abitudine dei pogrom: stavolta, beninteso, contro i musulmani! E dopo aver “spazzato via” quelli che vivono fra noi, “ripulendo i loro covi”, partire magari per una bella crociata in terra araba. Si metta pure il cuore in pace, l’illustre senatore: l’Europa è stata grande, nel bene e nel male, per tremila anni, ma poi l’hanno castrata… pardon, “liberata”, un pò di tempo fa, ed ormai «questi popoli codardi che hanno creato un occidente cieco e senza spina dorsale» come Egli giustamente dice, non hanno più né la voglia né soprattutto le palle per bandire crociate, né in proprio né tantomeno per conto terzi.


L’ultima parte dell’allucinato proclama guzzantiano non è meno interessante: egli esorta i suoi amici dragonariciuti a “farlo”, cioé ad uccidere, fra gli altri anche «per chi ha capito tardi che cos’era che non andava nella sua identità e perché non aveva mai aderito, mai assorbito, mai condiviso ciò che gli era estraneo, ciò che gli era lontano come l’abisso».

È chiaro che sta parlando di se stesso, che ha capito tardi “cosa non andava” nella sua identità, e quale “ebreo che si ritrova” comprende chi è realmente, e il motivo per cui non aveva mai aderito, assorbito, condiviso, “ció che gli era estraneo e lontano come l’abisso”: cioé il ripugnante modo di essere di tutti noi comuni italioti, che non apparteniamo alla sua parrocchia. Esagero? Rileggetevi a mente fredda quel che scrive questo tizio e vi accorgerete che mi limito a constatare l’evidenza. Non è solo questione di sentirsi “diversi”: io mi sento diversissimo da un africano, o da un cinese, e potrei arrivare a dire che il loro mondo mi è estraneo, ma non direi mai che “mi sono lontani come l’abisso”. Perché non li disprezzo. Guzzanti invece ci disprezza, e ce lo fa sapere con la franchezza di chi ben conosce la stupidità” del “popolo”… Una franchezza da ricordare alle prossime elezioni, ma ancor prima in edicola: perchè comprare un quotidiano diretto da un bastardo che ci sputa in faccia?

Chiedetevi, infatti, perché mai non si allontana dall’abisso che tanto lo disgusta, perché non si separa da noi italiani abbrutiti, codardi e smidollati e non va a farsi fottere da un’altra parte? La domanda è retorica, e la risposta è scontata: perché Berlusconi gli paga profumatissimi stipendi per scrivere cazzate, e inoltre perché tutti noi paria contribuiamo al suo benessere con la modesta paghetta di senatore.

Cosicché il nostro eroe si accontenta di sognare: «Oh Israele se solo potessi marciare nella tua guerra… (…) …insieme a giovani con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e parlare con loro di cinema e sparare e di poesia e sparare e di musica e correre e far tuonare il corto cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello dai nostri jet. »

A me tutto ciò non sorprende affatto, ma forse qualche nostro lettore più innocente avrà fatto un balzo sulla sedia esclamando: I “nostri jet”??? Ma come “i nostri”?!? Ma costui non è cittadino italiano? Addirittura un senatore della repubblica? E allora com’è che definisce “nostri” – cioé “suoi”! – gli aerei di una potenza straniera? Anche in questo caso la risposta è ovvia: perché per Guzzanti il concetto “noi “ si restringe al gruppetto di appartenenza, e non a una nazionalità di facciata, che domani potrebbe magari cambiare. La sua fedeltà non va dunque ad una Patria non amata e della quale servirsi anziché servire: fosse pure per 13.000 euro mensili.

E tuttavia, suo malgrado, Paolo Guzzanti appartiene anima e corpo al nucleo più intimo della tradizione italiana, quella che ha in Maramaldo il proprio eroe e capostipite: come spiegato ottimamente da Maurizio Blondet nel suo articolo “Parole misurate”, è la genìa degli “armiamoci e partite!”, e di tutti coloro che accorrono in soccorso ai forti, a tirar calci ai deboli. FINE

CAVALLO PAZZO


Caro Zucconi
di Marco Bollettino e Roberto Toso

Vi ricordate dello sventato piano terroristico in cui ci venne detto che dei fondamentalisti musulmani stavano per far saltare dieci aerei contemporaneamente, in volo sopra l'oceano ? Era il 10 Agosto scorso, e mentre migliaia di turisti attendevano invano il volo che li avrebbe portati nel luogo di villeggiatura, lontano dalle preoccupazioni quotidiane, da Londra tambureggiava ossessivo il messaggio: "Evitata una catastrofe inimmaginabile"; "sventato un omicidio di massa"; "sarebbe stata una tragedia di proporzioni inenarrabili".

Che era poi la copia del vecchio Bojinka del 1995, come faceva notare allarmato Andrea Margelletti dal TG1, ma restava pur sempre "inimmaginabile". Ed era vero infatti: chi avrebbe mai potuto immaginare che dei musulmani fossero così raffinati da voler "punire" il nostro stile di vita assemblando freneticamente, ... nella toilette di un aereo, quegli stessi beni materiali di cui noi ci ostiniamo a godere – shampoo, bibitoni sportivi, e per finire in bellezza, come detonatore, un trendy e coloratissimo Ipod?

Ma i nostri giornali, invece di filtrare la notizia con un minimo di spirito critico, la passavano automaticamente per buona, e cominciavano a ricamarci sopra come in un romanzo d'appendice. Scriveva Repubblica: "Gli attentatori, secondo queste fonti, dovevano usare una soluzione a base di perossido, servendosi di una bevanda simile al Gatorade per portarla a bordo. L'innesco doveva avvenire attraverso un flash per macchina fotografica o altri componenti come cellulari e iPod."

Naturalmente - concludeva ancora Repubblica - "secondo fonti dell'antiterrorismo americano il gruppo aveva "forti legami con Al Qaeda". E forse, non a caso, avevano deciso di realizzare il loro progetto l'11 agosto: a confermare, simbolicamente, il legame con l'11 settembre."

Uhm, vediamo un pò: 11 agosto… 11 settembre… e 10 aerei soltanto? Vabbè, diciamo che i terroristi intendevano spiazzarci anche sull'aritmetica. In fondo, i numeri li hanno inventati loro. In realtà, sarebbe stato sufficiente analizzare con una certa attenzione la vicenda per accorgersi da subito dell'inconsistenza del piano e della impossibilità della sua realizzazione. Mentre ad alcuni dei nostri giornalisti, evidentemente, non basta dimenticarsi della enorme responsabilità che hanno verso il loro pubblico, ma amano anche sorprendere i "topi di scantinato" - che saremmo noi - con uscite spettacolari, tanto gratuite quanto inconsistenti.

Su di loro troneggia, ormai inarrivabile, l'epico Vittorio Zucconi che scrisse "…Ma se invece di perdere tempo per arrampicarsi sugli specchi del loro anti- americanismo, questi neo biscardoni dell'11 settembre dedicassero un po' di tempo a investigare la storia dei dieci aerei che avrebbero dovuto esplodere con misteriosi e improbabili cocktail di aranciata e dentifrici, forse renderebbero un servizio migliore alla causa della verità".

Allora l'uomo è pure malizioso, a questo punto. Come nel peggiore degli incubi Orwelliani, infatti, Zucconi ci presenta una realtà capovolta, in cui una briciola di verità viene fatta filtrare - con la disinvoltura con cui Winston Smith faceva scivolare le vecchie notizie non più gradite al Partito nel buco della memoria - ai lettori ingannati fino a ieri, mentre ne approfitta bieco per lanciare un'altra freccia velenosa contro chi quelle notizie aveva osato darle da subito.

Ma noi neo-biscardoni dell'11 Settembre alla memoria ci teniamo, e aggiungiamo un pezzo particolarmente illuminante di Michel Chossudovsky, che sicuramente il Nostro non mancherà di attribuire alla più sfrenata fantasia di un “gomblottista.” Non ha altra scelta, ormai. Le mani se le è legate da solo, facendo lo sbruffone quando credeva di potersela cavare con un paio di battute da osteria, e ora non può che continuare su quella strada, stringendo ogni volta di più il nodo assassino del proprio ridicolo.
Perlomeno i bombaroli, quelli veri delle poesie di De Andrè, il loro lavoro lo rispettavano.

Marco Bollettino e Roberto Toso


Premiato Cinema Zucconi

di Cavallo Pazzo

Bravi Marco Bollettino e Roberto Toso su Vittorio Zucconi (vedi SR 1427). Costui mi sembra innanzitutto un gran furbone. Scrive bene, è nettamente più colto della media dei giornalisti italiani, diffonde sapientemente un’immagine di uomo di mondo, liberale di sinistra, ironico e pragmatico. Credo che in realtà sia un personaggio subdolo e manipolatore, che senza farsi troppo notare serve precisi interessi: il gruppo di “poteri forti” finanziari che hanno il loro referente politico nel centrosinistra, e sono la punta di lancia del potere americano in Italia, ben più degli improvvisati arrivisti della destra.

Non si limita a vivere negli USA, pare che sia diventato cittadino statunitense (non è certo l’unico, tra i nostri “vip”) e immagino dunque che abbia rinunciato alla cittadinanza italiana: scelta rispettabile, sia chiaro, purché fosse esplicita. Non è necessario che sia un agente della CIA (cosa peraltro possibile): la sua attività va comunque in quella direzione. Infatti critica Bush e il grossolano bellicismo della cricca neocon, ma per meglio venderci un’americanismo ancora più letale perchè ipocrita, alla Clinton e alla George Soros, per capirci, che produce minori resistenze nell’organismo aggredito.

E bacchetta giustamente il “farabuttello” Berlusconi, omettendo però di raccontarcela giusta sui ben più pericolosi farabuttoni della sinistra, proprio come critica aspetti secondari della politica statunitense, ma non dice una parola sulla impennata totalitaria che monta in quel paese, nè sul militarismo criminale manovrato dagli interessi di gigantesche corporations. Zucconi insomma ha l’accortezza di omettere sempre l’essenziale: in altre parole ci prende per i fondelli.

Proprio perchè non è uno dei soliti mediocri pennivendoli “orecchianti”, ripetitori di luoghi comuni, ma un insidioso disinformatore premiato con la cittadinanza imperiale dai suoi datori di lavoro, non lo sottovaluto affatto: sa perfettamente che la versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre fà acqua da tutte le parti, e non c’è dubbio che possieda anzi informazioni ben più complete di quelle che girano in rete. E il fatto che non dica nulla, anzi che cerchi di screditare coloro che tentano di vederci chiaro, dimostra l’estremo grado di perversione morale cui sono giunti personaggi che non si possono più nemmeno chiamare “giornalisti”, perchè sono a tutti gli effetti agenti nemici, operatori di propaganda e disinformazione. Tutta gente che – forse non solo metaforicamente – ha venduto l’anima al diavolo.

Altro che “biscardoni” e “gomblottisti”, altro che “arrampicarsi sugli specchi dell’antiamericanismo”: ormai l’impero ne sta combinando tante che non si sa da dove cominciare ad attaccarlo, e costretti ad arrampicarsi sugli specchi per difenderlo sono lui e i suoi colleghi, amerikani di complemento o… in servizio permanente effettivo! E in quanto agli attacchi dell’11 settembre, è più che probabile che si tratti di un “insider job”, come han recentemente dichiarato anche ex funzionari della CIA, e come affermarono sin dall’inizio gli analisti dei servizi segreti russi: tutta gente esperta che non si fa certo ingannare come noialtri bischeri… Ma non è nemmeno importante stare a discettare sul buco del pentagono o lo strano crollo delle torri, perchè è del tutto evidente che, nel migliore dei casi, l’hanno lasciato succedere. Ora pensate all’enorme gravità di tutto questo e delle sue implicazioni, e tirate le vostre conclusioni su certi giornalisti.

Chiudo con un aneddoto. All’epoca dell’invasione dell’Iraq scrissi una lunga (e ingenua) lettera a Zucconi, il quale la pubblicò abilmente “tagliata”, in modo da farmi passare per un pazzoide, e con un insulso commento suo destinato a screditarmi ulteriormente. Nulla di strano, sono le tecniche che usano i disonesti (lui direbbe “i furbi”): io fui leale con lui, esprimendo chiaramente le mie idee e firmandomi con nome e cognome, mentre lui si sottrasse al confronto, preferendo la mistificazione, che è la sua vera specialità. Fù allora che conobbi Luca, il quale dopo avermi contattato scrisse a VZ sostenendo che la censura è sempre sbagliata, e che il dibattito aperto è sano. Il giornalista gli rispose fra l’altro che “non bisogna lasciar entrare gli incendiari in un cinema pieno di gente”.

Metafora significativa! Cos’è un cinema? Un luogo dove una massa avvolta dall’oscurità osserva passivamente uno spettacolo creato da altri, che simula la realtà ma non è reale. Il chè è esattamente la situazione delle masse ipnotizzate e manipolate dai media. “Incendiario” in tale contesto è colui che trae la luce nel buio, che distrugge la mistificazione e sveglia la gente riportandola alla realtà: proprio ciò che si sforzano di impedire i tipi come Zucconi e tutti gli altri impiegati del diavolo. Che li paga per questo.

Cavallo Pazzo


Cronache di ordinario squallore

Il governo Prodi oppone il segreto di stato alla seguente domanda della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti: il governo Berlusconi era stato informato, ed aveva collaborato con la CIA, nel rapimento dell’imam Abu Omar a Milano nel 2003? Silenzio scontato, che però dimostra per l’ennesima volta l’ingenuità di coloro che vanno a votare.

Il segreto di stato dovrebbe esistere per questioni serie, concernenti la sicurezza nazionale, e non per occultare la complicità servile dei satrapi locali con gli atti delinquenziali che una potenza straniera compie sul nostro territorio ogni volta che le gira. Non vogliono che sappiamo, non certo per proteggere gli interessi dell’Italia, ma perchè sanno benissimo di fare schifo. Per la medesima ragione, da sessant’anni continuano ad occultarci con lo stesso pretesto le clausole segrete del trattato di pace del 1947: al padrone, lo Zio Sam, non conviene che si conoscano, e conviene ancor meno alla banda di farsanti collaborazionisti che s’ingrassano alle nostre spalle.

Il caso di Abu Omar è solo uno fra decine di altri simili, in cui gente è stata rapita in Europa dagli americani e consegnata agli aguzzini di paesi dove la tortura è normale, o nel “migliore” dei casi rinchiusa nei lager di Guantanamo o Diego Garcia. Quel che colpisce è l’arrogante trascuratezza con cui agirono i rapitori, sicuri di poter fare quel che loro pareva. Del resto in Italia gli agenti americani e israeliani scorrazzano meglio che a casa loro, ammazzano, rapiscono, addirittura abbattono aerei italiani (vedi il caso dell’Argo 16), oltre a tramare indisturbati (vedi i contatti del Mossad e della CIA con frange delle BR, ed il loro probabile coinvolgimento nell’omicidio di Aldo Moro). Altro che “sovranità limitata”: io la chiamerei semi-colonia.

Un amico, appartenente alle forze dell’ordine, mi raccontò anni or sono che la sicurezza alle funzioni di una certa sinagoga era prestata da aitanti giovanotti, alcuni dei quali israeliani, col loro bravo UZI sotto la giacca: ovvero, noi italiani nel nostro paese non possiamo girare nemmeno con una comune pistola semi-automatica, mentre degli stranieri e dei membri di una minoranza se ne vanno a spasso con mitragliette, cioè armi da guerra (se lo facesse uno di noi, si beccherebbe anni di galera). «E non possiamo farci nulla» diceva il mio amico: «sono intoccabili, non solo qui ma in tutta Europa, per loro non esistono frontiere nè controlli di alcun tipo».

Ma mi raccomando, non credetegli: si tratta sicuramente di un bieco antisemita! In quanto al musulmano rapito, è ovvio che al 90% di noi non gliene può fregare meno, come in fondo non ci importa della nostra dignità nazionale. Ma ricordatevi che quel che fanno oggi ad altri, un giorno di questi potranno farlo tranquillamente a uno qualsiasi di noi, magari per un semplice sospetto o per un caso di omonimia.

* * *

Altra perla: foto che mostrano soldati tedeschi in Afghanistan giocare con un teschio e metterselo sul pene “hanno sollevato indignazione”. «Queste immagini sollevano disgusto e orrore», ha detto il ministro della Difesa Franz Josef Jung. «I comportamenti irresponsabili e imperdonabili danneggiano l’immagine dell’esercito e del nostro paese», ha aggiunto il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.

Ma certo paparini: è notorio che in Afghanistan sono avvenuti massacri atroci, nelle fosse comuni marciscono migliaia di vittime, principalmente degli americani ma in misura minore pure degli altri scherani al loro seguito. Ciò non vi indigna, come non toccano il vostro sensibile cuoricino le masse di profughi, i feti mostruosi per colpa dell’uranio, le aree rese radioattive per decenni, il traffico dell’eroina che dilaga dopo l’occupazione della NATO. Fin qui, tutto va bene Herr Jung, alles gut Herr Steinmeier! Ma se poi però quattro TdaC di lingua tedesca si fan fotografare allo stile dei loro omologhi di Abu Ghraib… Ach so! Mein Gott! Ke ferkogna!

A beneficio dei signori Jung & Steinmeier, e di tanti altri dello stesso stampo, riporto la seguente dichiarazione rilasciata il 24 gennaio 1973 dal sergente Larry J. Cottingham, riguardo al comportamento dei soldati americani in Vietnam: «Ci fu un periodo in cui circa chiunque aveva una collana di orecchie, ma quando gli uomini erano feriti pensavano che portasse sfortuna e se ne sbarazzavano. Gli scalpi erano una moda del tempo ma c’erano pidocchi e quindi dovettero sbarazzarsi anche di quelli e non durò a lungo».

(Fonte: Jeff Wells, “Necro-crazia, Parte II”.

In: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2648)

Gonfiamo il petto, ragazzi: noi siamo la Suprema Civiltà Occidentale! Non siamo mica islamici, o nazisti!

Cavallo Pazzo
 


La crisi coreana

L’esperimento nucleare nordcoreano ha provocato un terremoto politico, oltre che geofisico, e l’ONU, obbediente cameriere del potere americano, ha decretato le sue brave sanzioni: che ovviamente faranno soffrire il popolo, ma difficilmente scuoteranno il regime.

Questa gente sembra non conoscere la storia: le sanzioni contro l’Italia nel 1935 spinsero il filoccidentale Mussolini ad allearsi con Hitler. Le sanzioni contro Cuba, particolarmente odiose ed abusive, dopo mezzo secolo vedono Fidel saldamente in sella, malgrado l’età. Le sanzioni contro l’Iraq riuscirono solo ad ammazzare uno o due milioni d’iracheni, metà dei quali bambini. Per scalzare Saddam fu necessaria un’altra guerra che sta costando 2mila miliardi di dollari, ha provocato quasi un’altro milione di morti, ha distrutto un paese sprofondandolo nel caos, ha allargato il mare di odio anti-occidentale e alimentato l’integralismo islamico, nonchè ha fatto sparare il prezzo del petrolio.

Ma al di là di queste ignorate lezioni della storia, è lecito chiedersi: Perchè USA, Russia, Cina, Inghilterra, Francia, Israele, India e Pakistan possono possedere armi nucleari, e la Corea del Nord invece no? In base a quale principio, a quale superiorità morale, a quale serio argomento? Il governo di Pyongyang potrà pure dispiacerci, ma ha tutte le ragioni di rivendicare la propria sovranità nazionale. Ma di fronte a chi dovrebbero giustificarsi o sottomettersi? Di fronte a gente come Bush, che ha sparso radiazioni in tutto il mondo? O di fronte al suo Zio Tom, Kofi Annan? Come diceva il grande Walter Matthau: «Non fatemi ridere, che ho le labbra screpolate!»

Vi consiglio caldamente la lettura dell’articolo «La Corea del Nord: Una minaccia nucleare?» di Selig S. Harrison del 16 ottobre 2006 (http://www.resistenze.org/sito/te/po/co/poco6l18-000577.htm) tratto da Neewsweek International (http://msnbc.msn.com/id/15175633/site/newsweek/ ).

L’Autore, direttore del Programma Asia al Centro per le Politiche Internazionali di Washington, racconta come nel 2005 il Dipartimento del Tesoro USA imponesse indiscriminatamente sanzioni finanziarie contro la Corea del Nord «destinate a tagliar fuori questo paese dall’accesso al sistema bancario internazionale» appena quattro giorni dopo che Pyongyang aveva sottoscritto un accordo col quale s’impegnava a rinunciare al proprio programma nucleare in cambio della normalizzazione dei rapporti con Washington all’insegna della coesistenza pacifica.

Ed Harrison ce ne spiega lucidamente la ragione: i “falchi” dell’amministrazione vedevano quegli accordi come fumo negli occhi, essendo il loro obiettivo non già la sicurezza comune ma bensì lo strangolamento della Corea ed il collasso del regime comunista. Infatti, Egli dice, «i test missilistici Nord-Coreani di luglio e la minaccia (…) di condurre un esperimento con esplosione nucleare (…) sono stati direttamente provocati dalle sanzioni USA», ed aggiunge che i dirigenti nordcoreani, da lui incontrati personalmente, sono ormai convinti che tattiche concilianti non servirebbero a nulla, che soltanto la linea dura può ottenere risultati dato che “non hanno nulla da perdere”.

Lo stesso presidente Kim Jong Il gli avrebbe detto con enfasi: «Noi realmente desideriamo coesistere in pace con gli Stati Uniti». Al contrario questi ultimi «hanno chiesto a tutte le banche del mondo di non fare affari con la Corea del Nord e di non occuparsi di alcuna transazione che vede coinvolto quel paese. (N.d.tr.: Il 19 settembre 2006, Tokyo ha adottato nuove sanzioni finanziarie contro la Corea del Nord, congelando i trasferimenti di denaro verso la Corea del Nord da parte della comunità Nord-Coreana in Giappone, circa 300.000 persone).» L’obiettivo è quello di «tagliar fuori la Corea del Nord da qualsiasi rapporto finanziario con il resto del mondo».

«Ho riscontrato – continua ancora Harrison - sollecitazioni della Corea del Nord verso l’area dell’Euro, “confermate da uomini di affari stranieri e da missioni diplomatiche straniere di area Euro”, nelle quali importazioni legittime di attrezzature per l’industria leggera per la produzione di beni di consumo erano state bloccate, dato che le banche non volevano intervenire mettendo mano alle transazioni».
 

Morale della favola: la situazione internazionale si complica sempre di più perchè esiste una cricca di potenti guerrafondai decisi a creare casini dappertutto. La vera minaccia alla pace mondiale – e una minaccia che sembra diventare sempre più seria ed inquietante – proviene da coloro che si sentono investiti della missione di creare un “nuovo ordine mondiale” peggiore di quello immaginato da Orwell: un ordine di assassini, usurai, affamatori di popoli e predatori di risorse altrui, con il Dottor Stranamore come presidente onorario.

Cavallo Pazzo


Il vero problema sono i napoletani
di Massimo Fini

Adesso c'è qualcuno che pensa di mandare l'esercito a Napoli per ridare un minimo di sicurezza e di decenza alla città . Ma non servirà a niente. Perchè il problema è un altro. Il problema sono i napoletani. Se Napoli è ridotta com'è ridotta i principali responsabili sono innanzitutto loro, la loro mentalità, il loro modo anarchico e pressapochista di porsi verso la vita che andava bene un tempo - anzi era di grande sapienza - ma che oggi, per una serie di ragioni, non funziona più. A Napoli esiste una il legalità capillare, diffusa in tutti i ceti sociali, dal più alto al più più basso, che fa da sostrato alla criminalità vera e propria.

Quest'estate me ne venivo in taxi dall'aeroporto canicolare e patibolare di Napoli, dove anche un bambino potrebbe introdurre un kalashnikov, per andare al porto. Il taxista, socievole come son quasi sempre i partenopei a meno che non appartengano alla linea triste Eduardo-Totò, ad un certo punto mi fece notare che non aveva il bollo: "Se non ce l'ho io, che faccio il taxista - disse ridendo - immagini gli altri". A Napoli nessuno si sogna di pagare il canone Tv o di rispettare un senso unico. Ognuno, come si sa, si arrangia a modo suo. Le pensioni d'invalidità sono un ottavo del totale nazionale. Non c'è chi, anche nelle classi benestanti e 'High educated', non abbia almeno un cugino camorrista al quale si rivolge, invece che allo Stato, quando ha da risolvere un qualche problema, piccolo o grande che sia.

La contiguità fra Napoli-bene e Napoli-male è un dato storico, un retaggio del periodo borbonico e feudale, ai tempi in cui signori e 'pezzenti' vivevano gomito a gomito. Di tale contiguità feci io stesso esperienza quando, a metà degli anni sessanta, con la prima macchina mi spinsi fino alla capitale partenopea e ricevetti dai napoletani un paio di salutari lezioni di vita di cui sono loro ancora grato. Posteggiai al limitare dei Quartieri spagnoli, con tutti i bagagli dentro, davanti a un grande bar, che mi pare si chiamasse 'Scarpinato', noto ritrovo di malandrini. Ad unica mia scusante c'è che avevo solo 21 anni. Poi con la mia ragazza ci addentrammo per le viuzze.

Quando ritornammo della macchina naturalmente non c'era più traccia. Stavamo seduti, sporchi e immalinconiti, davanti a una minuscola postazione di caramba, dove avevamo fatto l'inutile denuncia, quando passò un ragazzo poco più grande di noi. Ci vide in quello stato e ci chiese cosa fosse successo. Glielo raccontammo. "Beh" disse "vi ospito io finchè non avrete ritrovato la macchina". Viveva in una splendida casa a Mergellina. I suoi erano via per un viaggio di piacere. Per tre giorni ci portò in giro per Napoli facendoci vedere soprattutto i bassifondi e la città sotterranea. Passato questo tempo decise che era venuto il momento di ritrovare la macchina. La sera andammo sul lungomare di Mergellina, pieno di luci, di colori, di suoni e di bancarelle di cozzicari.

A colpo sicuro si diresse verso uno di loro, un monoculo soprannominato 'U' Scurnacchiato', che pareva uscito dalla Corte dei Miracoli, e gli spiegò la situazione. 'U' Scurnacchiato' ci squadrò, poi, rivolgendosi a me, disse: "La macchina la ritroverete senz'altro". Ma, ridendo col suo unico occhio, aggiunse: "I bagagli no, altrimenti che mariuoli saremmo?". Alle sette di mattina del giorno dopo ci telefonarono i carabinieri che, con aria piuttosto soddisfatta, ci annunciarono che avevano ritrovato la macchina. Un mese dopo mi arrivò, a Milano, una busta chiusa e anonima con dentro tutti i documenti.

Ma quella di quarant'anni fa era ancora la Napoli dei 'bassi', dell'economia del vicolo, che nei suoi bassifondi, viveva soprattutto di contrabbando di sigarette. Quando pochissimi anni dopo, già giornalista, fui mandato a Napoli per un'inchiesta il questore mi confidò: "Noi il contrabbando facciamo solo finta di combatterlo. Ogni tanto sequestriamo un motoscafo, ma sostanzialmente lasciamo fare, altrimenti l'economia di mezza Napoli andrebbe a pezzi".

Era ancora una Napoli umanissima e splendida pur nella sua già evidente decadenza che ne 'La pelle' Malaparte aveva così crudamente descritto, lo scrittore inglese John Horne Burns ne 'La galleria' e il neorealismo cinematografico con film come 'Paisà' di Rossellini e 'Sciuscià' di De Sica. Ma che 'economia del vicolo' ci può essere, oggi, in quartieri come il 'Traiano', nei comuni dell'immenso e impressionante hinterland vesuviano, in paesi come Torre del Greco o Torre Annunziata, un tempo deliziosi, e ora uniti da un'unica colata di cemento. Che umanità ci può essere? Scriveva già nel 1977 Antonio Ghirelli in 'Napoli italiana': "Distrutta l'economia del vicolo la popolazione più povera viene ammassata nei comprensori della cintura esterna...e si compie una mutazione antropologica che cancella gli ultimi tratti della gentilezza partenopea...Posillipo, il Vomero, i colli Aminei sono presi d'assalto mentre la costruzione dell'ignobile rione San Giuseppe-Carità estende la metastasi nel cuore del centro storico, riducendo ai minimi termini la popolazione dei vecchi quartieri e le sue possibilità di sopravvivenza...la colata di cemento continua ad avanzare in tutte le direzioni, verso Secondigliano e Ponticelli, verso Camaldoli e la Cappella dei Cangiani, verso Pomigliano e Nola...".

La degradazione di Napoli è stata innanzitutto ambientale e ha trascinato con sè quella esistenziale, sociale e criminale. "Anche un ragazzo povero può crescere felice col sole e con il mare" scriveva Albert Camus. A Napoli il sole non c'è più. Se la si lascia con la nave la si vede immersa in una caligine fosca. Se guardate il mare da terra vi può sembrare ancora azzurro per un'abitudine ottica. Ma visto dall'aereo è marrone quasi fino a Capri. I napoletani vivono in questa abitudine ottica e credono ancora - o fingono - di avere 'O sole mio', il mare e il 'golfo più bello del mondo'. Ma non è più così. Da tempo. E questo, come notava Ghirelli, ha cambiato il loro carattere. "Hai un bel dire del buon carattere partenopeo - mi diceva tempo fa un mio giovane amico di Napoli- "ma quando ti tocca perdere ogni giorno tre ore del tuo tempo nel traffico, in una città caotica e sporca, quando la sera torni a casa sei stressato, peggio di un milanese". E fa male al cuore, per contrasto, vedere in certi dettagli, per esempio nell'eleganza con cui nei caffè del centro il cameriere ti serve, i residui malinconici dello splendore di una città che fu fra le capitali della cultura europea.

Con la città è cambiata profondamente anche la sua malavita che non è più quella bonaria, ironica, scanzonata e professionale dei tempi di 'U' Scurnacchiato'. E' la malavita feroce che si è enormemente arricchita con la speculazione edilizia e non traffica più con le sigarette ma con la droga e i suoi colossali profitti. La guapperia si è mutata in violenza belluina che informa di sè il mood dell'intera città, soprattutto nelle generazioni più giovani, come dimostra anche l'omicidio compiuto l'altro giorno dal sedicenne Salvatore, ragazzo di buona famiglia. E la contiguità, un tempo in fondo innocua, fra Napoli-bene e Napoli-male si è mutata in un diretto intreccio di affari e di interessi in cui è difficile fare distinzioni.

La fantasiosa anarchia napoletana ha distrutto prima il tessuto ambientale della città poi quello esistenziale e sociale. Poteva funzionare quando la società era più semplice, più piccola, più trasparente, più controllabile, più umana. Adesso è solo autodistruttiva. Nella complessità e nell'anonimato della modernità ha finito per cancellare l'habitat in cui era possibile. Napoli, con o senza esercito, non è più redimibile. E' marcia fino al midollo. Perchè non più redimibili sono i napoletani. E l'impressione è che anche l'Italia, se continuerà sulla strada , che ha imboccato da tempo, dell'anarchia, della faciloneria, del pressapochismo, dello 'stellone', del 'mi arrangio come posso', dell'illegalità non solo diffusa ma anche sotterraneamente ammirata, come, sotto sotto, è ammirato il guappo che con un coltello ha messo sotto due ragazzi più grandi di lui, diventerà un'unica avvilente e invivibile Napoli. FINE
Massimo Fini

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