Vanity fair......o IL FESTIVAL delle
BANALITA’
Caro signor Grillo Giuseppe,
questa ultima chicca da lei scritta o semplicemente avallata con
la sua firma, mi ha lasciato basito, e lei che e’ di Sant’Ilario
Alta, sa cosa significa basito.
Uno scritto cosi’ forse nemmeno Calderoli, supponendo che sappia
scrivere, poteva editarlo.
Lei parte da un banale fatto di cronaca, coinvolgente un attore
di scarse qualita’, per arrivare ad esprimere un’idea,
supponendo che si possa chiamarla idea, su quello che succede in
Medio-Oriente.
Mel Gibson ha fatto solo film stile far-west
aggiornato e poi finanziato dalla setta di cui fa parte con Bush,
di cattolici ultra – tipo Bin Laden cattolici- ha fatto quella
emerita stronzata antistorica di The Passion...
Lo beccano ubriaco e esprime frasi antisemite.
Scusi se beccavano lei quando andava alle
Fate con il mercedes cabrio, ubriaco, lei cosa avrebbe detto ai
vigili? Penso <ma dai venite a bere con me oppure andiamo a
troie insieme...., paga Grillo.>
Lui, il Mel invece, da ubriaco spara cazzate politiche: in vino
o gin, veritas, per cui lui e’ decisamente antisemita, come e’
di sicuro anti mussulmano, essendo fondamentalista cattolico.
Mi pare giusto che i produttori di Hollywood
lo scarichino, visto che sono tutti ebrei. Anche lei fu
scaricato dalla rai quando fu chiaro il suo pensiero anti DC, e
anti Craxi.
Poi la sua conclusione circa la terza guerra mondiale, che
potrebbe accadere,ma sarebbe comunque una guerra di religioni: i
cristiani contro i mussulmani, come nel Medio Evo! a lei non la
tocchera’ e nemmeno ai suoi figli, salvo forse quelli di sua
moglie (la seconda, terza, che se non sbaglio e’ algerina quindi
mussulmana) perche’ a Sant’Ilario alta non verranno stia
tranquillo.
Ma la vera causa di questa possibile guerra, lei non la vede?
Glielo dico anzi suggerisco: il petrolio.
Se gli USA mettono le mani su quella fascia di paesi, che ancora
non gestiscono, pieni petrolio, avranno di nuovo il controllo di
tutte le economie mondiali, Cina e India, compreso, dopo una
bella spartizione del mondo con la Russia che petrolio ne ha a
strafottere.
Perche’ loro stabiliranno: il prezzo e a chi darlo.
Vede le cose non sono cosi’ complesse, l’odio non e’ il motore,
e’ solo la scusa. Ed e’ facile crearla la scusa appoggiando quei
rimbambiti di militari israeliani che ancora non hanno capito di
essere la longa manus americana, anzi lo hanno capito, visto i
granoni che ricevono, ma stanno al gioco per tenere il paese
unito dalla paura.
Lei dice fuori dalla Nato: ma chi e’ il politico oggi che ha le
palle di dire usciamo dalla Nato??
Ce ne fu uno solo, ma aveva le palle e non era un ladrone:
Charles De Gaulle.
Salga presto in scena, le parole passano ma le cazzate scritte
restano.
La saluto, un vecchio amico delle Fate
guru
Note a margine
di Cavallo Pazzo
Leggo con interesse le righe dedicate da Mr.
Vittorio Zucconi ai neocon: «A me terrorizza leggere le
farneticazioni degli ultimi neo-con ancora a piede libero,
quelli che ci hanno regalato il trionfo della democrazia in
Iraq, che strepitano perché ora si vada a bombardare anche
l'Iran e magari, già che ci siamo, pure la Siria, mentre
accusano Israele di essere troppo timido ed esitante nelle sue
reazioni (Charles Krauthammer sul Washington Post). Spero, e
credo, che la loro influenza sulla Casa Bianca, dopo avere
sbagliato tutte le analisi e le previsioni e dopo avere
inguaiato Bush e i repubblicani, stia svanendo, ma temo le
ultime raffiche dei boia chi molla, pronti a tutto pur di
coprire i propri disastri.»
C’è del vero in quanto scrive il brillante giornalista, ma come
sempre si sta personalizzando un problema che è invece
strutturale. Esiste una scuola, alla quale appartiene ad esempio
Michael Moore, pure lui brillante e pure lui liberal come VZ,
secondo la quale il sistema è sano: e se non dà questa
impressione la colpa è di Bush, o al limite dei repubblicani, o
dei neocon. C’è sempre un cattivo (oppure un deficiente), o un
gruppo di cattivi (o di deficienti) responsabile dei mali del
mondo, degli errori e dei piccoli difettucci delle nostre
gloriose democrazie, e in particolare di quella più gloriosa di
tutte: la Grande Democrazia Americana. Ma poi il Bene trionfa
sempre!
Ma non si mette in atto una operazione come l’11 settembre, né
si inizia « la Terza guerra mondiale » come qualcuno va
predicando da anni, semplicemente ad opera di alcuni
intellettuali ebrei-americani. Ci vuole ben altro dietro. Ci
vuole l’ampio consenso su un piano lungamente meditato e
studiato nei dettagli, da parte di un colossale apparato
politico, militare, diplomatico, industrial-finanziario,
mediatico e di intelligence. In altre parole ci vuole tutto un
sistema, che non è né sano né democratico.
Del resto non c’erano né Bush né i neocon dietro le decine di
guerre ed i milioni di morti provocati dagli USA soltanto nel XX
secolo. E probabilmente non ci saranno dietro a quelli che ci
aspettano nel XXI.
CAVALLO PAZZO
Ruffianeria editoriale
di Cavallo Pazzo
Non c’è che dire, Beppe Grillo – o chi usa la
sua firma – continua nel suo stile inconfondibile: alternando
pezzi ottimi ed interessanti, come ad esempio l’articolo
sull’immigrazione, o sugli OGM e i giornalisti in affitto, o
“Quei bravi ragazzi”, dove commenta il fatto che bisogna essere
di sinistra e politicamente corretti per poter impunemente
ammazzare la gente o ridurla in miseria, ad altri pezzi tipo
“Nazismo editoriale”, che invece puzzano di squallida malafede.
Oltre che, naturalmente, della ruffianeria istintiva nella
direzione da cui si sa che “tira il vento…”. E che vento!
Il Nostro si unisce infatti al linciaggio collettivo dell’UCOII
eseguito dalla canea mediatica e politica italiota, come sempre
in soccorso dei forti e vincenti contro i deboli e marginali.
Viviamo infatti in un mondo in cui si può dare del nazista al
presidente iraniano – che fra l’altro, trascurabile dettaglio,
non sta ammazzando nessuno – mentre NON si possono paragonare ai
nazisti “certi altri” che invece non solo stanno praticando
sfacciate politiche razziste e uccidendo gente a man bassa, ma
lo fanno in maniera particolarmente infame e criminale, usando
contro civili ordigni al fosforo, bombe a frammentazione,
proiettili all’uranio impoverito. Viviamo in un mondo in cui
alcuni sono minacciati di guerra perché “potrebbero costruire”
bombe atomiche, mentre invece “certi altri” di atomiche non solo
possono possederne centinaia, ma possono pure minacciare di
usarle. In altre parole viviamo in un mondo in cui esistono
“nazisti buoni” e “nazisti cattivi”.
Chiarisco subito la mia posizione al riguardo: non sopporto
l’abitudine idiota di usare il nazionalsocialismo a vanvera e in
tutte le salse, da parte di gente che non sa di cosa parla e si
limita a rimasticare luoghi comuni, il ché avviene nel 99% dei
casi in cui si tocca l’argomento. Comunicato dell’UCOII
compreso, certamente.
Ma torniamo al Nostro: «I bombardamenti del Libano sono stati un
grave errore che ha colpito i civili e creato dal nulla migliaia
di nuovi terroristi». No, caro signor Grillo: i bombardamenti
del Libano non sono stati affatto un “errore”, ma bensì un
crimine contro l’umanità, in base ai criteri con cui tale reato
venne tipificato dal cosiddetto “Tribunale” di Norimberga. E non
ha creato dal nulla “migliaia di nuovi terroristi”, ma bensì,
immagino, migliaia di persone decise a non farsi accoppare senza
almeno opporre resistenza.
Invece Lei ha ragione di affermare che il paragone tra
Marzabotto-Fosse Ardeatine ed il Libano è improponibile. Le due
stragi avvennero infatti nel contesto di una guerra mondiale
combattuta spietatamente da entrambe le parti, in cui la posta
in gioco era la sopravvivenza o l’annientamento, ed avvennero in
un Paese, l’Italia, che i tedeschi furono costretti ad occupare
sguarnendo altri fronti dopo il nostro tradimento, per evitare
che il nemico arrivasse sul Brennero in un paio di settimane.
Invece il bombardamento del Libano è avvenuto nel quadro di una
aggressione ad uno staterello semi-inerme premeditata da mesi in
combutta con la Casa Bianca (altro reato tipificato a
Norimberga: lo chiamarono “cospirazione contro la pace”),
durante la quale si sono bombardate zone urbane con armi
criminali, si è sparato contro colonne di profughi, e si sono
deliberatamente distrutte le infrastrutture economiche libanesi,
causando per soprammercato incalcolabili danni ecologici. Il
tutto, usando a pretesto la cattura di due militari israeliani
beccati dove non dovevano stare: in territorio libanese.
Appunto per questo, come Lei ricorda, alcune brave persone tra
le quali vi sono ovviamente anche ebrei e cittadini israeliani,
hanno criticato non già “la politica” ma bensí i crimini di
Israele in Libano. Ed appunto per questo, “nessuna autorevole
voce musulmana si è espressa invece” contro l’INESISTENTE
“volontà dichiarata di Hezbollah di eliminare lo Stato di
Israele”. Perché chiunque non sia un ignorante disinformato dai
media, oppure un ruffiano, sa benissimo che l’unica volontà
dichiarata di Hezbollah è quella di difendere la sovranità del
loro Paese e le vite dei suoi cittadini dalle aggressioni di
certi irrequieti vicini.
Ma Grillo non è un ruffiano qualunque, merita la fama di cui
gode giacché, da vero artista, è capace di sfiorare il Sublime
in poche righe: «L’Ucoii non è da biasimare. Ha scritto quello
che pensa. Ma quello che pensa non era pubblicabile. I giornali
che lo hanno permesso andrebbero perseguiti per istigazione
all’odio razziale a pagamento». Poffarbacco…! Ma Lei non era di
sinistra? Non è un’apologeta della “società aperta”, del libero
pensiero e della libera espressione ? Non ricorda il tal
Voltaire, sì quel fesso che diceva: «Non sarò d’accordo con
quello che dite, ma difenderò sino alla morte il vostro diritto
di dirlo ?»
Colpo di scena ! Si scopre che secondo il libertario Beppe
Grillo, più volte censurato da potenti cialtroni, certi pensieri
“non sono pubblicabili”, e dunque a qualcuno spetta logicamente
decidere quali sì, e quali no. Ma lo sa che Hitler la pensava
come Lei ? E naturalmente anche i sionisti la pensano così, e
pure i fondamentalisti islamici. Ma almeno quella è tutta gente
seria, capace di lottare per imporre un’idea forte, senza
nascondersi dietro ipocrite manfrine democratiche.
* * *
A proposito di “istigazione all’odio razziale
a pagamento”, appena possibile proporrò ai lettori di Stati
Regressivi una perla inestimabile del senatore Paolo Guzzanti,
vice-direttore del Giornale di Berlusconi, modestamente
commentata dal sottoscritto. Stranamente, il sensibile Grillo
non si è pronunciato al riguardo.
CAVALLO PAZZO
L’avvocato del diavolo
di Cavallo Pazzo
Un gentile lettore ci ha proposto “Per
Israele, ecco perchè”, di Francesco Cossiga, uscito su SR 1371,
in risposta agli articoli “scorretti” del “pro arabo” Maurizio
Blondet. Ben venga ogni tipo di contributo, comprese le
critiche. A proposito di Blondet, tuttavia, essendo cattolico
dubito assai che nel contempo sia anche filo-islamico. Certo, le
sue idee sono assai poco conformistiche e, pertanto,
nient’affatto convenienti. Mi sembra che meriti rispetto se non
altro per questo, al contrario di tanti pennivendoli che servono
interessi occulti, e che sul servilismo costruiscono brillanti e
remunerative carriere.
Blondet è senza dubbio “di parte”, come tutti. Del resto in
Italia l’informazione è massicciamente presidiata da un
battaglione di giornalisti ebrei sionisti: Arrigo Levi, Clemente
Mimun, Furio Colombo, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Paolo
Guzzanti, Fiamma Nirenstein, Enrico Mentana, Gad Lerner, per
citarne solo i più famosi e potenti; forse che costoro non sono
“di parte”? E la maggioranza dei loro colleghi non ebrei non
cantano per caso la stessa canzone? Non sono anch’essi “di
parte”? C’è persino un arabo nelle vesti del giullare di corte
(benché ufficialmente abbia il titolo di vicedirettore del
Corriere della Sera): il Pinocchio d’Egitto Magdi Allam.[1]
Vi sembra per caso che in tv e sui giornali le diverse
posizioni, sulla questione mediorientale o su qualsiasi altra,
siano presentate equamente, per informare i cittadini nel
rispetto del pluralismo, o ritenete piuttosto che i grandi media
“democratici”, quelli alimentati da enormi capitali e che
raggiungono milioni di persone, siano espressione di un’unica
voce, quella ufficiale del potere imperiale? Quante volte avete
ascoltato il punto di vista di Blondet, o di qualcuno che la
pensa come lui, a “Porta a porta”? Quante volte invece vi hanno
ammannito opinioni che vanno dall’entusiastico e incondizionato
appoggio alla coppia USA-Israele fino alla timida critica su
fatti specifici e circoscritti, con mille scuse e mille
distinguo, mille assicurazioni di eterna fedeltà?
Per trovare diverse versioni dei fatti, ossia un’informazione un
pò più libera e meno omologata, dobbiamo darci la pena di
cercare piccoli giornali senza miliardi alle spalle, case
editrici semi-artigianali, e un certo numero di siti internet
che si dedicano con mezzi limitati a fare contro-informazione. E
raggiungono, tutti insieme, i soliti quattro gatti.
Forse è per questo che nella nostra minuscola tribuna le
opinioni di Blondet appaiono più spesso di quelle dei bonzi di
regime: non posso parlare a nome di Luca ma immagino che, vista
l’enorme disparità delle forze in campo, preferisca ospitare le
poche voci isolate ma interessanti, che nei grandi media non
troveranno mai spazio. Comprese quelle di voi lettori, che qui
in Stati Regressivi troverete sempre uno spazio a vostra
disposizione per esprimervi liberamente, comunque la pensiate.
[1] L’autore dell’azzeccato nomignolo è l’analista Miguel
Martínez.
Preciso che la seguente risposta al senatore Cossiga esprime
unicamente il mio punto di vista, e non impegna assolutamente il
resto della redazione. Ciò detto, cominciamo: oggi che non costa
nulla il mondo è pieno di “antinazisti” alla Cossiga. Un pò più
rari sono i prodi cavalieri che si scagliano contro i potenti
del presente ed i loro misfatti, e che denunciano i crimini
contro l’umanità che avvengono proprio ora, davanti al nostro
naso. Maurizio Blondet per esempio è uno di questi rari
individui, e infatti viene diffamato e tacciato di antisemita e
filoarabo.
Secondo me non è né l’uno né l’altro, ma non è questo il punto.
Il punto è : le cose che dice sono vere o false? I suoi
argomenti sono fondati o meno? QUESTO, e solo questo, conta. Non
ha la minima importanza chi è colui che difende la verità, se si
tratta della verità. Poiché in effetti al di là di “ebrei” ed
“islamici”, “democratici” e “nazisti”, esistono innanzitutto le
persone: persone oneste o disoneste, degne od indegne,
coraggiose o vigliacche. E sono trasversali a ciascuna delle
tante categorie astratte e generiche con le quali possiamo
etichettarle.
Ad esempio Francesco Cossiga, a mio avviso, è una persona
malvagia ed ipocrita. Questo è un giudizio morale, ovviamente
soggettivo. La politica però è una sfera autonoma dalla morale,
per cui il mio giudizio politico su di lui è un altro: lo
considero uno dei maggiordomi dei poteri forti, uno dei
fiduciari del dominio americano in Italia, un servitore – assai
ben remunerato – di oscuri interessi che non sono certo i
nostri. Non ne ho le prove, ma sono convinto che sia coinvolto
nelle più tenebrose vicende che hanno afflitto il nostro Paese
dal dopoguerra ad oggi. Insomma lo considero un nemico: e sono
sicuro che la maggioranza degli italiani, se potessero sapere
chi è veramente e cosa rappresenta, la penserebbero allo stesso
modo.
Ma in questa sede tutto ciò importa poco. L’unica domanda
pertinente in questo caso è la seguente: quali sono gli
argomenti di cui si avvale Cossiga in qualità di “avvocato”
d’Israele? Nessuno. Al contrario dell’ “antisemita” Blondet, che
nei suoi articoli snocciola fatti su fatti, circostanziate
denunce, motivando ogni sua singola presa di posizione, il
filosemita Cossiga si limita a snocciolare una serie di slogan,
di luoghi comuni, di dogmi del breviario antifascista: quegli
stessi dogmi imposti dalla vulgata propagandistica sulla storia
del XX secolo che vengono ormai difesi in quasi tutto
l’Occidente non con argomenti, ma minacciando con il carcere e
con la morte civile chiunque osi applicare al periodo della
seconda guerra mondiale gli stessi criteri di indagine e
verifica ritenuti normali per qualunque altro periodo storico.
A parte ciò, oltre a cercare di ipnotizzarci con la solita
litania antinazista, oltre a sgranare un rosario di falsità e
distorsioni digeribili solo da chi si è formato la sua idea
della storia dai films di Steven Spielberg, Cossiga non apporta
un solo serio argomento, una sola ragione concreta per cui
avremmo dovuto essere solidali con i sionisti nella loro
aggressione al Libano. Tutt’al più ci ammannisce l’usuale,
fumosa retorica sui “fratelli maggiori” e parecchie volgari
menzogne, come quella dei presunti “neo-ariani di sinistra” alla
D’Alema, che sarebbero amici degli islamici, e addirittura
discepoli dei teorici nazisti Chamberlain e Rosenberg, o quella
delle donne e i bambini uccisi dagli israeliani “perché usati
come scudi da Hezbollah”, e per i quali il tenero cuoricino
cossighiano sarebbe “straziato dal dolore”. Cosa tecnicamente
impossibile, perché Cossiga un cuore non ce l’ha, al pari degli
altri morti viventi suoi colleghi, alla Rumsfeld, Olmert, Blair,
ecc. (la lista sarebbe interminabile).
In sintesi: Blondet fa informazione, Cossiga fa propaganda.
Cossiga mente sapendo di mentire. Sapendo di coprire crimini
orrendi, che gridano vendetta al Cielo non solo per la loro
efferata crudeltà, ma per essere del tutto gratuiti e
immotivati, oltre che freddamente premeditati dai macellai di
Washington e Tel Aviv, suoi amici. Sapendo di farsi complice,
con le sue mistificazioni, di un brutale progetto imperialista,
ubriaco di potere ed assetato di sangue umano. Si dichiara
cristiano, ma in realtà è piuttosto un avvocato del diavolo. O,
per usare le sue stesse parole: un agente della Bestia, del Male
Assoluto. Quello che imperversa qui ed ora, in mezzo a noi, e
non da qualche parte nel passato.
CAVALLO PAZZO
PAURA.............
Quanto avevo paventato alcuni giorni fa sotto
forma di gioco dell’oca, temo sia purtroppo vero. Ci troviamo
davanti ad una prossima guerra in medio Oriente, che
coinvolgera’ altri paesi, quali Siria, Iran e chissa’ chi altro.
Non si spiegherebbero altrimenti l’atteggiamento e le prese di
posizione di alcuni paesi o di istituzioni come l’ONU.
Tutti i governi o chi per loro, si rammarica del bombardamento
di Qana. Sono turbati...
Kofi Annan, che non conta piu’ nulla, suppenendo che abbia mai
contato qualcosa.
Lui vuole mozione contro Israele, ma lo mandano a ranare ed il
Consiglio di Sicurezza non accetta alcuna condanna verso
Israele.
Pero’ sono rammaricati...........Belin che merde!
La Gran bretagna presenta una sua proposta completamente
contraria a quella di ieri, la Francia presenta una proposta
strutturata in tre punti...
L’ambasciatore americano all’ONU, tale Bolton, che vorrebbere
sopprimere l’ONU, si dice soddisfatto.
La Cina, la Russia non dicono nulla come se non succedesse
niente.
La suonatrice di piano paventa un vago cessate il fuoco ma tra
una settimana. Ma dopo Israele non e’ andata a Beirut, perche’ i
libanesi hanni fatto finta di non volerla.
Mi sembra una della piu’ belle sceneggiate della commedia
dell’arte: tante parole tanti progetti, tanto schiamazzo ma non
si muove una mazza; il tutto per accontentare la platea, il
mondo dei coglioni, nella fattispecie noi, alcuni miliardi
persone.
E intanto Israele ha incominciato a cannoneggiare vicino al
confine con la Siria........
E se si sbaglia come ha fatto con la palazzina o bunker
dell’ONU?
Cosa succede? L’Onu non ha detto niente, ma la Siria??
Fossi in voi comincerei a cacarmi sotto, io lo sto gia
facendo.....
Guardo il cielo per vedere se un dio qualsiasi spunta.....
guru
Benedetto Stranamore
Povero papolino, "lo hanno capito male".
Lui non intendeva affatto offendere un miliardo di musulmani,
quando ha detto che l'Islam è una religione che non ha aggiunto
nulla a quello che già esisteva, se non il sangue della spada
con cui farebbe proseliti nel mondo. Anche perchè non è stata
una frase così, che gli è uscita per caso, mentra chiacchierava
al bar con un amico, ma ha dovuto scomodare addirittura un Santo
del 14 secolo per esprimere quel concetto. E lo sappiamo tutti
che al buon Benedetto le citazioni escono sempre così, ad
impromptu. Lui mica se ne accorge, lui non è un politico, è un
uomo dello spirito. Lui non è un cinico calcolatore, che tira
fuori questa frase proprio in questo momento delicatissimo nei
rapporti fra Islam e resto del mondo. No, a lui le citazioni
vengono a caso, come le slot machines di Las Vegas: lui tira la
leva, e poi se per caso gli esce Islam/criminali/arabi,
piuttosto che terroristi/arabi/Islam, lui che ci può fare?
Tenero dolce Benedettone, dì la verità, una volta tanto, dillo a
voce alta, che ti ritrovavi così a tuo agio, nella tua cara
vecchia Germania, che a un certo punto hai sentito il braccino
destro ...
... che ti tirava sotto la tunica, e poi di colpo si stendeva
dritto verso l'alto, potente e inarrestabile, come al Dottor
Stranamore.
Dillo che non ne puoi più, di questi pezzenti beduini che ti
hanno rovinato il capolavoro assoluto fatto dai tuoi Padri
Predecessori, che in trecento anni di dure lotte erano riusciti
a trasformare una splendida religione come quella di Gesù in una
efficiente e spietata macchina per il controllo dell'umanità… e
poi ti arriva quel maledetto Profeta, che ti alza le gonne e
mostra che siete più impuri di qualunque putrida bestia che
tanto disdegnate, bardati di oro e di porpora, rinchiusi nel
vostro castello di ghiaccio delle mura vaticane.
Vieni a vedere chi semina sangue nel nome di Dio, caro
Benedetto, vieni fuori da quelle mura, e andiamo a farci un bel
giretto nei quartieri della città fantasma che una volta era
Falluja: le vedi, quelle strade deserte? Sono appena state
cementate, per coprire un terreno radioattivo quasi quanto
Cernobyl. Le vedi quelle case vuote? Sono le stanze dove i
bambini che giocavano sono stati bruciati vivi dalle bombe al
fosforo buttate dai cristiani del tuo amico americano. Sì,
quello con gli stivali, quello da cui ti sei sempre dimenticato
di dissociarti, ogni domenica, quando parli di pace dal tuo
balcone inarrivabile in San Pietro.
E se per caso non ti piacessero i protestanti, non c'è nessun
problema, possiamo fare fuori pure loro. In fondo, non era il
vescovo di Zagabria, Stepinac, che solo una sessantina di anni
fa - tu ne avevi già diciotto, dovresti ricordartelo - dava la
benedizione in piazza agli Ustasha di Ante Pavelic, assolvendoli
in anticipo per la carneficina di cristiani ortodossi che si
apprestavano a fare "nel nome del Signore"?
Massimo Mazzucco
Eri appena anda’ indre’ al giapun che
chi l’e’ success na roba da borla gio’.
Ti ricordi la Falchi , quella che cia’ delle
tetass enormi e una volta faceva la bagaia dello Sgarbi?
Sai ades la sta cun an siur che su no chi le’e ma le’ sta denter,
ma si anche denter la Falchi, ma in prigione, Luchino. Voleva
comprare il Corriere della Sera e mi su minga chi le’.
Adess l’e’ gni a casa e laltra sera la purta’ la mie’, la Falchi
alla festa su no quale. Li chi ti incontrano? Sai quela bruta
logia la marina su no di che che l’a’ spusa quello stupido
nobile verde , ma no non di colore, ma ecolocologo radicale e
che adess lei anche tutti i trapianti che cia’ fatto si vede li
stess che l’e’ vegia. Io me la ricordo che veniva al peck e era
sempre meza biota, che l’Antonio se lo sapeva faceva il turno
pausa e veniva su in negozio per lumarla.
Bene dis na parola dis un’altra si sono picchiate, Luchino lan
fat a bote come le nigeriane che ci sono in sulla comasina! A
pugni e a schiaffi come nela cansun Porta Romana.
Ma pensa tu Luchino mio sta bela gent che si comprta come le
negre extracomunitarie
Sono arrivati i pompieri e la polizia . Chissa’ come la va a
finire?
Quello che ti voglio dire, Luchino l’e’ che adess che esce il
tuo libro, diventerai famoso come lo Sgarbi e magari poi ti puoi
comprare il Corriere, cosi’ almeno so chi se lo vuole comprare,
non cercare di farti fare su da una gigiota cosi’ che poi
finisci in questura come le nigeriane e allora mi viene vergogna
solo a pensarci.
Hai capito Luchino ascolta la tua mama che ti vuole bene, anche
se e’ vecchia.
Mi raccomando se compri il corriere dimmelo che ce lo dico all’antonio
che muore di rabbia.
Un bacio dalla tua mama
Erminia
Caro Luchino son proprio arrabbiata
con te
Sei venuto in italia e invece che stare un po’ con la tua mamma
sei andato in giro per l’italia con tutti gli scioperi che ci
sono. Ma stai a casa con la tua mamma.
Sei venuto qui di corsa un pomeriggio al peck e cosa mi dici??
Che vai alla radio?
Ma chi la ascolta piu’ la radio caro il mio luchino. Ades ghe la
tv, quella si che e’ bella e istruttiva. La radio nemmeno i
veget l’ascoltano piu’. Io la ascoltavo col tuo povero papa’ che
sentivamo i discorsi del duce e poi dopo quando al venerdi’ sera
davano le commedie. Ma signur e’ meglio vedela su la commedia
alla tv. Alura stavamo li’ che seguivamo la commedia e
guardavamo la radio come se era una tv, ma senza lo schermo. A
ma vai alla tv, adesso lo schermo c’e, alura perche’ vai alla
radio.
Lo sai che cio’ il telefono personale di lui del siur silvio, se
ciai dei problemi lo chiamo e lui una tv da andare te la trova.
El ma dit che qualsiasi cosa era a disposizione, vuoi che non mi
dia una mano per te. Magari fai fortuna come il fede.
Quando mi dicesti che venivi a cena ti avevo preparato gli
strozzapreti come ci piacevano al tua papa’, e la cassuela. E tu
cosa fai mi arrivi alle 10 passate che tuc l’e’ freddah. E poi
con la scusa che ti aveva fermato l’Ernestina e avete fatto due
parole. Mi prendi per stupida luchino ? io so cosa ci hai
parlato con la Ernestina che lo so che ti ama di nascosto ma
quando vieni poi le la camina gobba per tre di.
Non e’ a parole che si diventa gobbe , l’e’ cul pistola. Me lo
ha dit lei stessa che una roba insci non la vede mai: sono fiera
di te , come tutto il tuo papa’. Ma allora avvertimi che preparo
piu’ tardi. E poi cosa fai le robe che se le sa la to mie ti fa
karakiri??
Io non ci dico niente ma sai metti che ti viene qualcosa tipo
malattia vulnerabile come la metti, cosa ci racconti su a la tua
spusa??
Sai l’ernestina col lavoro che fa da estetista di notte in via
novara, adess la cambia’, chissa’ coi prodotti chimici che
adopera e poi sempre senza guanti ci vengono spesso le allergie
che deve andare dal dutur della pelle
Sei grande e fai pure quello che ti piace ma io non voglio
essere complice delle tue malefatte.
Pero’ ti voglio bene listess
La tua mamma
erminia
Oh Guzzanti!
di Cavallo Pazzo
“Oh Israele”, autentica perla del senatore
Paolo Guzzanti, vice-direttore de Il Giornale di Berlusconi,
pubblicata a pochi giorni dalla conquista del titolo mondiale da
parte della nazionale italiana, e all’inizio dei bombardamenti
israeliani sul Libano, è interessante perchè ci fa capire cosa
pensa in realtà di noi un tizio che manteniamo a 13.000 euro
mensili per scaldare le poltrone del Parlamento. Dedicarsi ad
un’analisi dell’epica guzzantiana sarebbe tempo sprecato, se non
fosse che questo personaggio ci rappresenta tutti, vota e
concorre alla presa di decisioni importanti per la Nazione.
Inoltre, come “vip” del giornalismo di regime esercita una
funesta influenza su molti nostri compatrioti. Per questo è
opportuno sapere, e far sapere in giro, con chi abbiamo a che
fare.
* * *
«Vai e colpisci ovunque essi siano! Fai quello che un occidente
mentitore e senza spina dorsale non ha il coraggio di fare!»
Mentitore senz’altro: le più ciniche menzogne al servizio di
interessi criminali sono la specialità occidentale, e Paolo
Guzzanti è appunto uno dei bugiardi professionisti che campano
alla grande con tale sporco lavoro.
Eletto al Senato da noialtri coglioni, come ci ha definiti il
suo capo, Rambo Guzzanti ci sputa addosso: e non si limita a
“gridare ed esaltare” le guerre altrui, ma vorrebbe che vi
partecipassimo, anziché “masturbarci con oscene vittorie
calcistiche” ed altre ignobili cose per le quali viviamo noi
vermiciattoli, mentre invece «Israele si erge come un essere
umano e la sua pelle si fa di drago e le sue narici, narici di
drago e hanno occhi di missile, occhi elettronici di
decodificazione alfanumerica rigenerata stellare missilistica
satellitare»… e via delirando. Questa parte immagino farebbe la
gioia di uno psichiatra, ma andiamo avanti.
Achille/Guzzanti, nella sua ira funesta, non si limita a sputare
nel piatto dove mangia, vorrebbe pure che i suoi eroi
omerico-sionisti ci riservassero la stessa sorte destinata agli
arabi: «Voglio che Israele non abbia pietà degli equivicini,
degli equidistanti, dei mascalzoni, basta pietà per chi non sa
schierarsi». Insomma, chi non esalta come fa lui le atrocità
israelo-americane è un “mascalzone” che non merita pietà:
categoria in cui rientra sicuramente la maggioranza dei
contribuenti che gli pagano lo stipendio.
Quel che certi fanfaroni non capiscono, nella loro tracotanza ed
ignoranza, è che i discorsi del tipo “Ora basta! Nessuna pietà!”
potrebbero ritorcersi contro gli incauti predicatori: infatti,
quando dovremo pagare tutti il conto delle guerre imperiali, la
plebe inferocita potrebbe ricordarsi dei tipi come il bardo
Guzzanti, che contribuirono a spingerli nel baratro, e individui
in sovrappeso come lui e il suo compare Ferrara potrebbero non
riuscire a correre abbastanza rapidamente da scampare al
linciaggio. Per combinazione ci fu un’altro, anche quello un
giornalista col pallino della politica, che accusava gli
italiani di “panciafichismo”, cioé di pensare solo alla pancia e
alla fica (e non aveva tutti i torti, sia detto en passant…), e
finì impiccato per i piedi.
Fossi in Guzzanti ci penserei sopra.
Come abbiamo visto, Guzzanti il Terribile “ci vuole in guerra”
come truppe coloniali al servizio dei suoi Eletti Guerrieri
dalle narici di drago e gli occhi di missile di chi “non può
consentirsi emozioni”, e le cui mani “stringono armi e vuotano
caricatori”: e infatti siamo già in Iraq e in Afghanistan, dove
la situazione peggiora ogni giorno di più, e adesso anche in
Libano. E poi magari in Siria? In Iran? In Cina? Ci faranno
impegolare sempre più in guerre contro popoli e paesi coi quali
avremmo tutto l’interesse a mantenere relazioni amichevoli,
anziché buttar fuori da casa nostra il vero nemico dell’Europa e
dell’umanità, l’impero americano e le sue quinte colonne alla
Guzzanti.
Eppure, non ancora pago, il bellicoso vate si sforza di istigare
noi italiani calcio-masturbatori, i francesi capre-zizù, nonché
«quella gente di formaggio e di paura che abita l’Olanda fertile
di musulmani e la Svezia musulmana e la Danimarca musulmana» e
in generale tutti noialtri «popoli codardi che hanno creato un
occidente cieco e senza spina dorsale», a massacrare gli sporchi
islamici pure in casa nostra: «i loro maledetti covi e riti, via
spazzateli tutti, purgateli, eliminateli»! Nemmeno Le Pen
parlerebbe così: forse solo nei concerti di musica skinhead,
dopo che la birra è scorsa a fiumi per qualche ora, potrebbe
eventualmente capitare di sentire discorsi del genere. Col ché
si dimostra che l’ineffabile senatore è nell’intimo un…
askenaziskin!
A me non scandalizzano discorsi del genere: anzi, ammiro
l’assenza di ipocrisia, ed ho sempre rispettato gente come i
vecchi bolscevichi russi, come le SS, come i cetnici e gli
ustascia balcanici, disposti ad uccidere e a morire per le
proprie idee. E ovviamente rispetto uno come Ariel Sharon, che
ha versato fiumi di sangue e credo che non avrebbe avuto
problemi a versare anche il proprio. Ma le tirate di un Guzzanti,
che straparla perché si sa al sicuro, sono un vero lassativo!
Ancora più ignobile è il fatto che costui osi incitarci al
massacro, al riparo dell’immunità parlamentare di cui gode, ma
se qualcuno dicesse le stesse cose di lui, o del suo gruppo
politico, etnico o religioso, lo vedremmo sbraitare
istericamente con la bava alla bocca, pretendendo anni di
carcere per gli “antisemiti”: è davvero impressionante il
livello (im)morale e (sub)umano della nostra classe dirigente.
A proposito, ho sempre considerato infame la Legge Mancino,
voluta dalla sinistra ma anche da ambienti vicini al sen.
Guzzanti, per colpire una “certa” parte politica, e reprimere
qualunque serio dibattito sull’immigrazione. Sta di fatto che
tale legge esiste, e se il discorso di cui sopra l’avesse fatto
una persona comune, sarebbe stata passibile di condanna per
istigazione all’odio razziale. Ma per Guzzanti non valgono le
leggi riservate ai comuni mortali. Tuttavia, nella sua imbecille
arroganza non capisce che simili discorsi “scavano” nel tessuto
morale e culturale di una società, annidandovisi come una bomba
a orologeria: oggi splende il sole, ma domani potrebbe arrivare
la tempesta che “spazzerà via” e “purgherà” qualche categoria
improvvisamente individuata dalla turba come colpevole delle
proprie disgrazie. Potrebbe toccare agli immigrati, oppure al
contrario ai politicanti traditori e parassiti, o magari ai
giornalisti cialtroni… Nella vita non si sa mai, e il dubbio
consiglierebbe prudenza.
L’ironia è che per anni politicanti e pennivendoli ci hanno
fatto ingoiare a viva forza la globalizzazione e la società
multirazziale, giacché il libero flusso dei capitali comporta
logicamente il libero flusso di manodopera a buon prezzo,
insieme alla precarizzazione del lavoro, al degrado morale,
all’imbarbarimento culturale. Per anni i giullari di corte alla
Guzzanti ci hanno ossessionati coi loro asfissianti sermoni
sulla “tolleranza” e la “solidarietà”, con le loro zuccherose
prediche buoniste, con le loro indecenti fregnacce sugli
italiani “popolo di emigranti”, omettendo il dettaglio che quei
nostri emigranti arrivavano, senza garanzie né privilegi di
alcun tipo, in paesi giovani e spopolati costruiti appunto da
immigrati, come gli Stati Uniti, l’Argentina o l’Australia, non
sbarcavano come alieni in nazioni sovrappopolate e con una
millenaria civiltà alle spalle, ad essi estranea e perlopiù
inassimilabile.
Già, ma allora – solo pochi anni fa, eppure sembra passato un
secolo – si trattava di imporci l’immigrazione di massa dal
terzo mondo, favorita dalle centrali del dominio capitalista per
la sua duplice funzione economica – un mercato degli schiavi
sempre disponibile – e politica – la distruzione culturale, e
poi biologica, dell’identità europea. E così era tutto un
florilegio di “S.O.S. Racisme” e “Non toccate il mio amico”, di
“differenze che arricchiscono” e di “processi ineluttabili”… Era
tutto un succedersi incessante di volgari montature mediatiche,
volte a seminare odio e paura e creare la psicosi della
“minaccia neonazista”, poi sparita nel nulla, e opportunamente
sostituita dalla “minaccia islamica”.
Ed ora che hanno tirato fuori dal cilindro “lo scontro di
civiltà”… contrordine, compagni! Come per magia dovremmo
smettere di essere bravi cittadini cosmopoliti per ridiventare
cattivi ragazzi, e rispolverare la vecchia abitudine dei pogrom:
stavolta, beninteso, contro i musulmani! E dopo aver “spazzato
via” quelli che vivono fra noi, “ripulendo i loro covi”, partire
magari per una bella crociata in terra araba. Si metta pure il
cuore in pace, l’illustre senatore: l’Europa è stata grande, nel
bene e nel male, per tremila anni, ma poi l’hanno castrata…
pardon, “liberata”, un pò di tempo fa, ed ormai «questi popoli
codardi che hanno creato un occidente cieco e senza spina
dorsale» come Egli giustamente dice, non hanno più né la voglia
né soprattutto le palle per bandire crociate, né in proprio né
tantomeno per conto terzi.
L’ultima parte dell’allucinato proclama guzzantiano non è meno
interessante: egli esorta i suoi amici dragonariciuti a “farlo”,
cioé ad uccidere, fra gli altri anche «per chi ha capito tardi
che cos’era che non andava nella sua identità e perché non aveva
mai aderito, mai assorbito, mai condiviso ciò che gli era
estraneo, ciò che gli era lontano come l’abisso».
È chiaro che sta parlando di se stesso, che ha capito tardi
“cosa non andava” nella sua identità, e quale “ebreo che si
ritrova” comprende chi è realmente, e il motivo per cui non
aveva mai aderito, assorbito, condiviso, “ció che gli era
estraneo e lontano come l’abisso”: cioé il ripugnante modo di
essere di tutti noi comuni italioti, che non apparteniamo alla
sua parrocchia. Esagero? Rileggetevi a mente fredda quel che
scrive questo tizio e vi accorgerete che mi limito a constatare
l’evidenza. Non è solo questione di sentirsi “diversi”: io mi
sento diversissimo da un africano, o da un cinese, e potrei
arrivare a dire che il loro mondo mi è estraneo, ma non direi
mai che “mi sono lontani come l’abisso”. Perché non li
disprezzo. Guzzanti invece ci disprezza, e ce lo fa sapere con
la franchezza di chi ben conosce la stupidità” del “popolo”… Una
franchezza da ricordare alle prossime elezioni, ma ancor prima
in edicola: perchè comprare un quotidiano diretto da un bastardo
che ci sputa in faccia?
Chiedetevi, infatti, perché mai non si allontana dall’abisso che
tanto lo disgusta, perché non si separa da noi italiani
abbrutiti, codardi e smidollati e non va a farsi fottere da
un’altra parte? La domanda è retorica, e la risposta è scontata:
perché Berlusconi gli paga profumatissimi stipendi per scrivere
cazzate, e inoltre perché tutti noi paria contribuiamo al suo
benessere con la modesta paghetta di senatore.
Cosicché il nostro eroe si accontenta di sognare: «Oh Israele se
solo potessi marciare nella tua guerra… (…) …insieme a giovani
con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di
secolo fa e parlare con loro di cinema e sparare e di poesia e
sparare e di musica e correre e far tuonare il corto cannone che
non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello
dai nostri jet. »
A me tutto ciò non sorprende affatto, ma forse qualche nostro
lettore più innocente avrà fatto un balzo sulla sedia
esclamando: I “nostri jet”??? Ma come “i nostri”?!? Ma costui
non è cittadino italiano? Addirittura un senatore della
repubblica? E allora com’è che definisce “nostri” – cioé “suoi”!
– gli aerei di una potenza straniera? Anche in questo caso la
risposta è ovvia: perché per Guzzanti il concetto “noi “ si
restringe al gruppetto di appartenenza, e non a una nazionalità
di facciata, che domani potrebbe magari cambiare. La sua fedeltà
non va dunque ad una Patria non amata e della quale servirsi
anziché servire: fosse pure per 13.000 euro mensili.
E tuttavia, suo malgrado, Paolo Guzzanti appartiene anima e
corpo al nucleo più intimo della tradizione italiana, quella che
ha in Maramaldo il proprio eroe e capostipite: come spiegato
ottimamente da Maurizio Blondet nel suo articolo “Parole
misurate”, è la genìa degli “armiamoci e partite!”, e di tutti
coloro che accorrono in soccorso ai forti, a tirar calci ai
deboli. FINE
CAVALLO PAZZO
Caro Zucconi
di Marco Bollettino e Roberto Toso
Vi ricordate dello sventato piano
terroristico in cui ci venne detto che dei fondamentalisti
musulmani stavano per far saltare dieci aerei
contemporaneamente, in volo sopra l'oceano ? Era il 10 Agosto
scorso, e mentre migliaia di turisti attendevano invano il volo
che li avrebbe portati nel luogo di villeggiatura, lontano dalle
preoccupazioni quotidiane, da Londra tambureggiava ossessivo il
messaggio: "Evitata una catastrofe inimmaginabile"; "sventato un
omicidio di massa"; "sarebbe stata una tragedia di proporzioni
inenarrabili".
Che era poi la copia del vecchio Bojinka del 1995, come faceva
notare allarmato Andrea Margelletti dal TG1, ma restava pur
sempre "inimmaginabile". Ed era vero infatti: chi avrebbe mai
potuto immaginare che dei musulmani fossero così raffinati da
voler "punire" il nostro stile di vita assemblando
freneticamente, ... nella toilette di un aereo, quegli stessi
beni materiali di cui noi ci ostiniamo a godere – shampoo,
bibitoni sportivi, e per finire in bellezza, come detonatore, un
trendy e coloratissimo Ipod?
Ma i nostri giornali, invece di filtrare la notizia con un
minimo di spirito critico, la passavano automaticamente per
buona, e cominciavano a ricamarci sopra come in un romanzo
d'appendice. Scriveva Repubblica: "Gli attentatori, secondo
queste fonti, dovevano usare una soluzione a base di perossido,
servendosi di una bevanda simile al Gatorade per portarla a
bordo. L'innesco doveva avvenire attraverso un flash per
macchina fotografica o altri componenti come cellulari e iPod."
Naturalmente - concludeva ancora Repubblica - "secondo fonti
dell'antiterrorismo americano il gruppo aveva "forti legami con
Al Qaeda". E forse, non a caso, avevano deciso di realizzare il
loro progetto l'11 agosto: a confermare, simbolicamente, il
legame con l'11 settembre."
Uhm, vediamo un pò: 11 agosto… 11 settembre… e 10 aerei
soltanto? Vabbè, diciamo che i terroristi intendevano spiazzarci
anche sull'aritmetica. In fondo, i numeri li hanno inventati
loro. In realtà, sarebbe stato sufficiente analizzare con una
certa attenzione la vicenda per accorgersi da subito
dell'inconsistenza del piano e della impossibilità della sua
realizzazione. Mentre ad alcuni dei nostri giornalisti,
evidentemente, non basta dimenticarsi della enorme
responsabilità che hanno verso il loro pubblico, ma amano anche
sorprendere i "topi di scantinato" - che saremmo noi - con
uscite spettacolari, tanto gratuite quanto inconsistenti.
Su di loro troneggia, ormai inarrivabile, l'epico Vittorio
Zucconi che scrisse "…Ma se invece di perdere tempo per
arrampicarsi sugli specchi del loro anti- americanismo, questi
neo biscardoni dell'11 settembre dedicassero un po' di tempo a
investigare la storia dei dieci aerei che avrebbero dovuto
esplodere con misteriosi e improbabili cocktail di aranciata e
dentifrici, forse renderebbero un servizio migliore alla causa
della verità".
Allora l'uomo è pure malizioso, a questo punto. Come nel
peggiore degli incubi Orwelliani, infatti, Zucconi ci presenta
una realtà capovolta, in cui una briciola di verità viene fatta
filtrare - con la disinvoltura con cui Winston Smith faceva
scivolare le vecchie notizie non più gradite al Partito nel buco
della memoria - ai lettori ingannati fino a ieri, mentre ne
approfitta bieco per lanciare un'altra freccia velenosa contro
chi quelle notizie aveva osato darle da subito.
Ma noi neo-biscardoni dell'11 Settembre alla memoria ci teniamo,
e aggiungiamo un pezzo particolarmente illuminante di Michel
Chossudovsky, che sicuramente il Nostro non mancherà di
attribuire alla più sfrenata fantasia di un “gomblottista.” Non
ha altra scelta, ormai. Le mani se le è legate da solo, facendo
lo sbruffone quando credeva di potersela cavare con un paio di
battute da osteria, e ora non può che continuare su quella
strada, stringendo ogni volta di più il nodo assassino del
proprio ridicolo.
Perlomeno i bombaroli, quelli veri delle poesie di De Andrè, il
loro lavoro lo rispettavano.
Marco Bollettino e Roberto Toso
Premiato Cinema Zucconi
di Cavallo Pazzo
Bravi Marco Bollettino e Roberto Toso su
Vittorio Zucconi (vedi SR 1427). Costui mi sembra innanzitutto
un gran furbone. Scrive bene, è nettamente più colto della media
dei giornalisti italiani, diffonde sapientemente un’immagine di
uomo di mondo, liberale di sinistra, ironico e pragmatico. Credo
che in realtà sia un personaggio subdolo e manipolatore, che
senza farsi troppo notare serve precisi interessi: il gruppo di
“poteri forti” finanziari che hanno il loro referente politico
nel centrosinistra, e sono la punta di lancia del potere
americano in Italia, ben più degli improvvisati arrivisti della
destra.
Non si limita a vivere negli USA, pare che sia diventato
cittadino statunitense (non è certo l’unico, tra i nostri “vip”)
e immagino dunque che abbia rinunciato alla cittadinanza
italiana: scelta rispettabile, sia chiaro, purché fosse
esplicita. Non è necessario che sia un agente della CIA (cosa
peraltro possibile): la sua attività va comunque in quella
direzione. Infatti critica Bush e il grossolano bellicismo della
cricca neocon, ma per meglio venderci un’americanismo ancora più
letale perchè ipocrita, alla Clinton e alla George Soros, per
capirci, che produce minori resistenze nell’organismo aggredito.
E bacchetta giustamente il “farabuttello” Berlusconi, omettendo
però di raccontarcela giusta sui ben più pericolosi farabuttoni
della sinistra, proprio come critica aspetti secondari della
politica statunitense, ma non dice una parola sulla impennata
totalitaria che monta in quel paese, nè sul militarismo
criminale manovrato dagli interessi di gigantesche corporations.
Zucconi insomma ha l’accortezza di omettere sempre l’essenziale:
in altre parole ci prende per i fondelli.
Proprio perchè non è uno dei soliti mediocri pennivendoli
“orecchianti”, ripetitori di luoghi comuni, ma un insidioso
disinformatore premiato con la cittadinanza imperiale dai suoi
datori di lavoro, non lo sottovaluto affatto: sa perfettamente
che la versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre fà
acqua da tutte le parti, e non c’è dubbio che possieda anzi
informazioni ben più complete di quelle che girano in rete. E il
fatto che non dica nulla, anzi che cerchi di screditare coloro
che tentano di vederci chiaro, dimostra l’estremo grado di
perversione morale cui sono giunti personaggi che non si possono
più nemmeno chiamare “giornalisti”, perchè sono a tutti gli
effetti agenti nemici, operatori di propaganda e
disinformazione. Tutta gente che – forse non solo
metaforicamente – ha venduto l’anima al diavolo.
Altro che “biscardoni” e “gomblottisti”, altro che “arrampicarsi
sugli specchi dell’antiamericanismo”: ormai l’impero ne sta
combinando tante che non si sa da dove cominciare ad attaccarlo,
e costretti ad arrampicarsi sugli specchi per difenderlo sono
lui e i suoi colleghi, amerikani di complemento o… in servizio
permanente effettivo! E in quanto agli attacchi dell’11
settembre, è più che probabile che si tratti di un “insider
job”, come han recentemente dichiarato anche ex funzionari della
CIA, e come affermarono sin dall’inizio gli analisti dei servizi
segreti russi: tutta gente esperta che non si fa certo ingannare
come noialtri bischeri… Ma non è nemmeno importante stare a
discettare sul buco del pentagono o lo strano crollo delle
torri, perchè è del tutto evidente che, nel migliore dei casi,
l’hanno lasciato succedere. Ora pensate all’enorme gravità di
tutto questo e delle sue implicazioni, e tirate le vostre
conclusioni su certi giornalisti.
Chiudo con un aneddoto. All’epoca dell’invasione dell’Iraq
scrissi una lunga (e ingenua) lettera a Zucconi, il quale la
pubblicò abilmente “tagliata”, in modo da farmi passare per un
pazzoide, e con un insulso commento suo destinato a screditarmi
ulteriormente. Nulla di strano, sono le tecniche che usano i
disonesti (lui direbbe “i furbi”): io fui leale con lui,
esprimendo chiaramente le mie idee e firmandomi con nome e
cognome, mentre lui si sottrasse al confronto, preferendo la
mistificazione, che è la sua vera specialità. Fù allora che
conobbi Luca, il quale dopo avermi contattato scrisse a VZ
sostenendo che la censura è sempre sbagliata, e che il dibattito
aperto è sano. Il giornalista gli rispose fra l’altro che “non
bisogna lasciar entrare gli incendiari in un cinema pieno di
gente”.
Metafora significativa! Cos’è un cinema? Un luogo dove una massa
avvolta dall’oscurità osserva passivamente uno spettacolo creato
da altri, che simula la realtà ma non è reale. Il chè è
esattamente la situazione delle masse ipnotizzate e manipolate
dai media. “Incendiario” in tale contesto è colui che trae la
luce nel buio, che distrugge la mistificazione e sveglia la
gente riportandola alla realtà: proprio ciò che si sforzano di
impedire i tipi come Zucconi e tutti gli altri impiegati del
diavolo. Che li paga per questo.
Cavallo Pazzo
Cronache di ordinario squallore
Il governo Prodi oppone il segreto di stato
alla seguente domanda della commissione parlamentare di
controllo sui servizi segreti: il governo Berlusconi era stato
informato, ed aveva collaborato con la CIA, nel rapimento dell’imam
Abu Omar a Milano nel 2003? Silenzio scontato, che però dimostra
per l’ennesima volta l’ingenuità di coloro che vanno a votare.
Il segreto di stato dovrebbe esistere per questioni serie,
concernenti la sicurezza nazionale, e non per occultare la
complicità servile dei satrapi locali con gli atti
delinquenziali che una potenza straniera compie sul nostro
territorio ogni volta che le gira. Non vogliono che sappiamo,
non certo per proteggere gli interessi dell’Italia, ma perchè
sanno benissimo di fare schifo. Per la medesima ragione, da
sessant’anni continuano ad occultarci con lo stesso pretesto le
clausole segrete del trattato di pace del 1947: al padrone, lo
Zio Sam, non conviene che si conoscano, e conviene ancor meno
alla banda di farsanti collaborazionisti che s’ingrassano alle
nostre spalle.
Il caso di Abu Omar è solo uno fra decine di altri simili, in
cui gente è stata rapita in Europa dagli americani e consegnata
agli aguzzini di paesi dove la tortura è normale, o nel
“migliore” dei casi rinchiusa nei lager di Guantanamo o Diego
Garcia. Quel che colpisce è l’arrogante trascuratezza con cui
agirono i rapitori, sicuri di poter fare quel che loro pareva.
Del resto in Italia gli agenti americani e israeliani
scorrazzano meglio che a casa loro, ammazzano, rapiscono,
addirittura abbattono aerei italiani (vedi il caso dell’Argo
16), oltre a tramare indisturbati (vedi i contatti del Mossad e
della CIA con frange delle BR, ed il loro probabile
coinvolgimento nell’omicidio di Aldo Moro). Altro che “sovranità
limitata”: io la chiamerei semi-colonia.
Un amico, appartenente alle forze dell’ordine, mi raccontò anni
or sono che la sicurezza alle funzioni di una certa sinagoga era
prestata da aitanti giovanotti, alcuni dei quali israeliani, col
loro bravo UZI sotto la giacca: ovvero, noi italiani nel nostro
paese non possiamo girare nemmeno con una comune pistola
semi-automatica, mentre degli stranieri e dei membri di una
minoranza se ne vanno a spasso con mitragliette, cioè armi da
guerra (se lo facesse uno di noi, si beccherebbe anni di
galera). «E non possiamo farci nulla» diceva il mio amico: «sono
intoccabili, non solo qui ma in tutta Europa, per loro non
esistono frontiere nè controlli di alcun tipo».
Ma mi raccomando, non credetegli: si tratta sicuramente di un
bieco antisemita! In quanto al musulmano rapito, è ovvio che al
90% di noi non gliene può fregare meno, come in fondo non ci
importa della nostra dignità nazionale. Ma ricordatevi che quel
che fanno oggi ad altri, un giorno di questi potranno farlo
tranquillamente a uno qualsiasi di noi, magari per un semplice
sospetto o per un caso di omonimia.
* * *
Altra perla: foto che mostrano soldati tedeschi in Afghanistan
giocare con un teschio e metterselo sul pene “hanno sollevato
indignazione”. «Queste immagini sollevano disgusto e orrore», ha
detto il ministro della Difesa Franz Josef Jung. «I
comportamenti irresponsabili e imperdonabili danneggiano
l’immagine dell’esercito e del nostro paese», ha aggiunto il
ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.
Ma certo paparini: è notorio che in Afghanistan sono avvenuti
massacri atroci, nelle fosse comuni marciscono migliaia di
vittime, principalmente degli americani ma in misura minore pure
degli altri scherani al loro seguito. Ciò non vi indigna, come
non toccano il vostro sensibile cuoricino le masse di profughi,
i feti mostruosi per colpa dell’uranio, le aree rese radioattive
per decenni, il traffico dell’eroina che dilaga dopo
l’occupazione della NATO. Fin qui, tutto va bene Herr Jung,
alles gut Herr Steinmeier! Ma se poi però quattro TdaC di lingua
tedesca si fan fotografare allo stile dei loro omologhi di Abu
Ghraib… Ach so! Mein Gott! Ke ferkogna!
A beneficio dei signori Jung & Steinmeier, e di tanti altri
dello stesso stampo, riporto la seguente dichiarazione
rilasciata il 24 gennaio 1973 dal sergente Larry J. Cottingham,
riguardo al comportamento dei soldati americani in Vietnam: «Ci
fu un periodo in cui circa chiunque aveva una collana di
orecchie, ma quando gli uomini erano feriti pensavano che
portasse sfortuna e se ne sbarazzavano. Gli scalpi erano una
moda del tempo ma c’erano pidocchi e quindi dovettero
sbarazzarsi anche di quelli e non durò a lungo».
(Fonte: Jeff Wells, “Necro-crazia, Parte II”.
In: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2648)
Gonfiamo il petto, ragazzi: noi siamo la Suprema Civiltà
Occidentale! Non siamo mica islamici, o nazisti!
Cavallo Pazzo
La crisi coreana
L’esperimento nucleare nordcoreano ha
provocato un terremoto politico, oltre che geofisico, e l’ONU,
obbediente cameriere del potere americano, ha decretato le sue
brave sanzioni: che ovviamente faranno soffrire il popolo, ma
difficilmente scuoteranno il regime.
Questa gente sembra non conoscere la storia: le sanzioni contro
l’Italia nel 1935 spinsero il filoccidentale Mussolini ad
allearsi con Hitler. Le sanzioni contro Cuba, particolarmente
odiose ed abusive, dopo mezzo secolo vedono Fidel saldamente in
sella, malgrado l’età. Le sanzioni contro l’Iraq riuscirono solo
ad ammazzare uno o due milioni d’iracheni, metà dei quali
bambini. Per scalzare Saddam fu necessaria un’altra guerra che
sta costando 2mila miliardi di dollari, ha provocato quasi
un’altro milione di morti, ha distrutto un paese sprofondandolo
nel caos, ha allargato il mare di odio anti-occidentale e
alimentato l’integralismo islamico, nonchè ha fatto sparare il
prezzo del petrolio.
Ma al di là di queste ignorate lezioni della storia, è lecito
chiedersi: Perchè USA, Russia, Cina, Inghilterra, Francia,
Israele, India e Pakistan possono possedere armi nucleari, e la
Corea del Nord invece no? In base a quale principio, a quale
superiorità morale, a quale serio argomento? Il governo di
Pyongyang potrà pure dispiacerci, ma ha tutte le ragioni di
rivendicare la propria sovranità nazionale. Ma di fronte a chi
dovrebbero giustificarsi o sottomettersi? Di fronte a gente come
Bush, che ha sparso radiazioni in tutto il mondo? O di fronte al
suo Zio Tom, Kofi Annan? Come diceva il grande Walter Matthau:
«Non fatemi ridere, che ho le labbra screpolate!»
Vi consiglio caldamente la lettura dell’articolo «La Corea del
Nord: Una minaccia nucleare?» di Selig S. Harrison del 16
ottobre 2006 (http://www.resistenze.org/sito/te/po/co/poco6l18-000577.htm)
tratto da Neewsweek International (http://msnbc.msn.com/id/15175633/site/newsweek/
).
L’Autore, direttore del Programma Asia al Centro per le
Politiche Internazionali di Washington, racconta come nel 2005
il Dipartimento del Tesoro USA imponesse indiscriminatamente
sanzioni finanziarie contro la Corea del Nord «destinate a
tagliar fuori questo paese dall’accesso al sistema bancario
internazionale» appena quattro giorni dopo che Pyongyang aveva
sottoscritto un accordo col quale s’impegnava a rinunciare al
proprio programma nucleare in cambio della normalizzazione dei
rapporti con Washington all’insegna della coesistenza pacifica.
Ed Harrison ce ne spiega lucidamente la ragione: i “falchi”
dell’amministrazione vedevano quegli accordi come fumo negli
occhi, essendo il loro obiettivo non già la sicurezza comune ma
bensì lo strangolamento della Corea ed il collasso del regime
comunista. Infatti, Egli dice, «i test missilistici Nord-Coreani
di luglio e la minaccia (…) di condurre un esperimento con
esplosione nucleare (…) sono stati direttamente provocati dalle
sanzioni USA», ed aggiunge che i dirigenti nordcoreani, da lui
incontrati personalmente, sono ormai convinti che tattiche
concilianti non servirebbero a nulla, che soltanto la linea dura
può ottenere risultati dato che “non hanno nulla da perdere”.
Lo stesso presidente Kim Jong Il gli avrebbe detto con enfasi:
«Noi realmente desideriamo coesistere in pace con gli Stati
Uniti». Al contrario questi ultimi «hanno chiesto a tutte le
banche del mondo di non fare affari con la Corea del Nord e di
non occuparsi di alcuna transazione che vede coinvolto quel
paese. (N.d.tr.: Il 19 settembre 2006, Tokyo ha adottato nuove
sanzioni finanziarie contro la Corea del Nord, congelando i
trasferimenti di denaro verso la Corea del Nord da parte della
comunità Nord-Coreana in Giappone, circa 300.000 persone).»
L’obiettivo è quello di «tagliar fuori la Corea del Nord da
qualsiasi rapporto finanziario con il resto del mondo».
«Ho riscontrato – continua ancora Harrison - sollecitazioni
della Corea del Nord verso l’area dell’Euro, “confermate da
uomini di affari stranieri e da missioni diplomatiche straniere
di area Euro”, nelle quali importazioni legittime di
attrezzature per l’industria leggera per la produzione di beni
di consumo erano state bloccate, dato che le banche non volevano
intervenire mettendo mano alle transazioni».
Morale della favola: la situazione
internazionale si complica sempre di più perchè esiste una
cricca di potenti guerrafondai decisi a creare casini
dappertutto. La vera minaccia alla pace mondiale – e una
minaccia che sembra diventare sempre più seria ed inquietante –
proviene da coloro che si sentono investiti della missione di
creare un “nuovo ordine mondiale” peggiore di quello immaginato
da Orwell: un ordine di assassini, usurai, affamatori di popoli
e predatori di risorse altrui, con il Dottor Stranamore come
presidente onorario.
Cavallo Pazzo
Il vero problema sono i napoletani
di Massimo Fini
Adesso c'è qualcuno che pensa di mandare
l'esercito a Napoli per ridare un minimo di sicurezza e di
decenza alla città . Ma non servirà a niente. Perchè il problema
è un altro. Il problema sono i napoletani. Se Napoli è ridotta
com'è ridotta i principali responsabili sono innanzitutto loro,
la loro mentalità, il loro modo anarchico e pressapochista di
porsi verso la vita che andava bene un tempo - anzi era di
grande sapienza - ma che oggi, per una serie di ragioni, non
funziona più. A Napoli esiste una il legalità capillare, diffusa
in tutti i ceti sociali, dal più alto al più più basso, che fa
da sostrato alla criminalità vera e propria.
Quest'estate me ne venivo in taxi dall'aeroporto canicolare e
patibolare di Napoli, dove anche un bambino potrebbe introdurre
un kalashnikov, per andare al porto. Il taxista, socievole come
son quasi sempre i partenopei a meno che non appartengano alla
linea triste Eduardo-Totò, ad un certo punto mi fece notare che
non aveva il bollo: "Se non ce l'ho io, che faccio il taxista -
disse ridendo - immagini gli altri". A Napoli nessuno si sogna
di pagare il canone Tv o di rispettare un senso unico. Ognuno,
come si sa, si arrangia a modo suo. Le pensioni d'invalidità
sono un ottavo del totale nazionale. Non c'è chi, anche nelle
classi benestanti e 'High educated', non abbia almeno un cugino
camorrista al quale si rivolge, invece che allo Stato, quando ha
da risolvere un qualche problema, piccolo o grande che sia.
La contiguità fra Napoli-bene e Napoli-male è un dato storico,
un retaggio del periodo borbonico e feudale, ai tempi in cui
signori e 'pezzenti' vivevano gomito a gomito. Di tale
contiguità feci io stesso esperienza quando, a metà degli anni
sessanta, con la prima macchina mi spinsi fino alla capitale
partenopea e ricevetti dai napoletani un paio di salutari
lezioni di vita di cui sono loro ancora grato. Posteggiai al
limitare dei Quartieri spagnoli, con tutti i bagagli dentro,
davanti a un grande bar, che mi pare si chiamasse 'Scarpinato',
noto ritrovo di malandrini. Ad unica mia scusante c'è che avevo
solo 21 anni. Poi con la mia ragazza ci addentrammo per le
viuzze.
Quando ritornammo della macchina naturalmente non c'era più
traccia. Stavamo seduti, sporchi e immalinconiti, davanti a una
minuscola postazione di caramba, dove avevamo fatto l'inutile
denuncia, quando passò un ragazzo poco più grande di noi. Ci
vide in quello stato e ci chiese cosa fosse successo. Glielo
raccontammo. "Beh" disse "vi ospito io finchè non avrete
ritrovato la macchina". Viveva in una splendida casa a
Mergellina. I suoi erano via per un viaggio di piacere. Per tre
giorni ci portò in giro per Napoli facendoci vedere soprattutto
i bassifondi e la città sotterranea. Passato questo tempo decise
che era venuto il momento di ritrovare la macchina. La sera
andammo sul lungomare di Mergellina, pieno di luci, di colori,
di suoni e di bancarelle di cozzicari.
A colpo sicuro si diresse verso uno di loro, un monoculo
soprannominato 'U' Scurnacchiato', che pareva uscito dalla Corte
dei Miracoli, e gli spiegò la situazione. 'U' Scurnacchiato' ci
squadrò, poi, rivolgendosi a me, disse: "La macchina la
ritroverete senz'altro". Ma, ridendo col suo unico occhio,
aggiunse: "I bagagli no, altrimenti che mariuoli saremmo?". Alle
sette di mattina del giorno dopo ci telefonarono i carabinieri
che, con aria piuttosto soddisfatta, ci annunciarono che avevano
ritrovato la macchina. Un mese dopo mi arrivò, a Milano, una
busta chiusa e anonima con dentro tutti i documenti.
Ma quella di quarant'anni fa era ancora la Napoli dei 'bassi',
dell'economia del vicolo, che nei suoi bassifondi, viveva
soprattutto di contrabbando di sigarette. Quando pochissimi anni
dopo, già giornalista, fui mandato a Napoli per un'inchiesta il
questore mi confidò: "Noi il contrabbando facciamo solo finta di
combatterlo. Ogni tanto sequestriamo un motoscafo, ma
sostanzialmente lasciamo fare, altrimenti l'economia di mezza
Napoli andrebbe a pezzi".
Era ancora una Napoli umanissima e splendida pur nella sua già
evidente decadenza che ne 'La pelle' Malaparte aveva così
crudamente descritto, lo scrittore inglese John Horne Burns ne
'La galleria' e il neorealismo cinematografico con film come
'Paisà' di Rossellini e 'Sciuscià' di De Sica. Ma che 'economia
del vicolo' ci può essere, oggi, in quartieri come il 'Traiano',
nei comuni dell'immenso e impressionante hinterland vesuviano,
in paesi come Torre del Greco o Torre Annunziata, un tempo
deliziosi, e ora uniti da un'unica colata di cemento. Che
umanità ci può essere? Scriveva già nel 1977 Antonio Ghirelli in
'Napoli italiana': "Distrutta l'economia del vicolo la
popolazione più povera viene ammassata nei comprensori della
cintura esterna...e si compie una mutazione antropologica che
cancella gli ultimi tratti della gentilezza partenopea...Posillipo,
il Vomero, i colli Aminei sono presi d'assalto mentre la
costruzione dell'ignobile rione San Giuseppe-Carità estende la
metastasi nel cuore del centro storico, riducendo ai minimi
termini la popolazione dei vecchi quartieri e le sue possibilità
di sopravvivenza...la colata di cemento continua ad avanzare in
tutte le direzioni, verso Secondigliano e Ponticelli, verso
Camaldoli e la Cappella dei Cangiani, verso Pomigliano e
Nola...".
La degradazione di Napoli è stata innanzitutto ambientale e ha
trascinato con sè quella esistenziale, sociale e criminale.
"Anche un ragazzo povero può crescere felice col sole e con il
mare" scriveva Albert Camus. A Napoli il sole non c'è più. Se la
si lascia con la nave la si vede immersa in una caligine fosca.
Se guardate il mare da terra vi può sembrare ancora azzurro per
un'abitudine ottica. Ma visto dall'aereo è marrone quasi fino a
Capri. I napoletani vivono in questa abitudine ottica e credono
ancora - o fingono - di avere 'O sole mio', il mare e il 'golfo
più bello del mondo'. Ma non è più così. Da tempo. E questo,
come notava Ghirelli, ha cambiato il loro carattere. "Hai un bel
dire del buon carattere partenopeo - mi diceva tempo fa un mio
giovane amico di Napoli- "ma quando ti tocca perdere ogni giorno
tre ore del tuo tempo nel traffico, in una città caotica e
sporca, quando la sera torni a casa sei stressato, peggio di un
milanese". E fa male al cuore, per contrasto, vedere in certi
dettagli, per esempio nell'eleganza con cui nei caffè del centro
il cameriere ti serve, i residui malinconici dello splendore di
una città che fu fra le capitali della cultura europea.
Con la città è cambiata profondamente anche la sua malavita che
non è più quella bonaria, ironica, scanzonata e professionale
dei tempi di 'U' Scurnacchiato'. E' la malavita feroce che si è
enormemente arricchita con la speculazione edilizia e non
traffica più con le sigarette ma con la droga e i suoi colossali
profitti. La guapperia si è mutata in violenza belluina che
informa di sè il mood dell'intera città, soprattutto nelle
generazioni più giovani, come dimostra anche l'omicidio compiuto
l'altro giorno dal sedicenne Salvatore, ragazzo di buona
famiglia. E la contiguità, un tempo in fondo innocua, fra
Napoli-bene e Napoli-male si è mutata in un diretto intreccio di
affari e di interessi in cui è difficile fare distinzioni.
La fantasiosa anarchia napoletana ha distrutto prima il tessuto
ambientale della città poi quello esistenziale e sociale. Poteva
funzionare quando la società era più semplice, più piccola, più
trasparente, più controllabile, più umana. Adesso è solo
autodistruttiva. Nella complessità e nell'anonimato della
modernità ha finito per cancellare l'habitat in cui era
possibile. Napoli, con o senza esercito, non è più redimibile.
E' marcia fino al midollo. Perchè non più redimibili sono i
napoletani. E l'impressione è che anche l'Italia, se continuerà
sulla strada , che ha imboccato da tempo, dell'anarchia, della
faciloneria, del pressapochismo, dello 'stellone', del 'mi
arrangio come posso', dell'illegalità non solo diffusa ma anche
sotterraneamente ammirata, come, sotto sotto, è ammirato il
guappo che con un coltello ha messo sotto due ragazzi più grandi
di lui, diventerà un'unica avvilente e invivibile Napoli. FINE
Massimo Fini